Imprenditoria
Le start-up di Chicago scoprono che fare attenzione al B2B è redditizio
di Neil Munshi
Img Description

Quando Jim Boccarossa ha incontrato Stephanie Murphy non sapeva niente di aeronautica, mentre lei aveva trascorso dieci anni a lavorare nel settore, facendo da intermediaria per i pezzi di ricambio. «Abbiamo iniziato a uscire insieme e ho scoperto che quello che mi sembrava il più grande dei piccoli settori industriali dei quali avessi mai sentito parlare era davvero interessante». Jim ha scoperto anche che il sistema utilizzato dal settore aeronautico per comprare e vendere componentistica era decisamente arcaico. Tra chi vi partecipa ci sono gruppi ben noti come Boeing, Airbus, GE e Honeywell – alcune delle più grandi aziende del settore al mondo – ma «esse comprano e vendono pezzi di ricambio usando tecnologie obsolete risalenti agli anni Ottanta». Boccarossa a quel tempo aveva già fondato alcune start up, e ha deciso di fondere competenze ed esperienze insieme a Stephanie Murphy.

Due anni fa, Murphy ha lanciato Air Spares Unlimited – un servizio di intermediazione online per le parti di un aereo necessarie per l’atterraggio, tra le quali ruote e freni – e ha coinvolto Jim Boccarossa, diventato nel frattempo suo marito, nelle vesti di direttore esecutivo. La loro azienda è una delle molte che formano il cuore pulsante del panorama tecnologico di Chicago e che tendono a prendere le distanze dalle affascinanti app per social media messe a punto lungo le coste degli Usa, orientandosi preferibilmente verso i servizi ad altre imprese o a settori industriali molto ben radicati nella regione, come la manifattura e la logistica. Perfino Groupon, il sito più famoso nato a Chicago che offre quotidianamente beni e servizi scontati ai clienti, ha stretti rapporti con il passato aziendale della città: ha sede infatti è nell’edificio di Montgomery Ward, il colosso delle vendite per corrispondenza che in un certo senso ha costituito la tappa precorrritrice dell’e-commerce.

Una delle ragioni per l’approccio sotto-tono del panorama tecnologico di Chicago, dice Boccarossa, è che il talento hi-tech nella città ha aspettative realistiche dal punto di vista aziendale. «Capiscono che qui non si tratta di creare un’app per rendere possibile scattare una foto da spedire agli amici. Qui si tratta di realizzare un software che permetta alla gente di comprare le ruote per far atterrare un aereo» spiega. «Noi stiamo davvero costruendo una tecnologia business to business, e ci sono aziende reali che devono tenere d’occhio il loro flusso di entrate per risolvere problemi della vita di tutti i giorni».

Linda Darragh, insegnante di Boccarossa all’Innovation and Entrepreneur Initiative della Northwestern University’s Kellogg business school, dice che l’eterogeneità dell’economia di Chicago – nella quale nessun settore industriale produce da solo più del 15 per cento circa del Pil della città – è una delle sue caratteristiche trainanti. «In fondo io considero Chicago alla stregua di una piastra di Petri che consente agli imprenditori di collaudare e costruire le capacità tecnologiche atte ad aiutare le industrie esistenti già affermate. Se guardiamo quali industrie ci sono a Chicago scopriamo che sono ovunque e di tutti i tipi, da quelle che si occupano dell'assistenza sanitaria ai trasporti. Di conseguenza, qui le opportunità sono molteplici ed è possibile entrare facilmente nell’ecosistema di un dato settore e cimentarsi per migliorarlo».

I laboratori UI forniscono proprio questo genere di opportunità: si tratta di un «acceleratore di innovazione» no profit, mezzo pubblico e mezzo privato, che riceve finanziamenti da alcune aziende importanti come Caterpillar, GE e Deere, e anche dallo stato. In particolare, si concentra sul manifatturiero, dice Caralynn Nowinski Collens, a capo dell’organizzazione: grazie ai suoi laboratori e impianti, gli Ui Labs portano avanti una trentina di progetti industriali. «Abbiamo molti punti di forza nel patrimonio storico di settori industriali di vecchio stampo: non si tratta di settori affascinanti, ma di edilizia e manifattura», aggiunge.

La città ha dato forte slancio alle sue radici con oltre cento iniziative imprenditoriali, compresi acceleratori, incubatori, spazi di co-working e poli di innovazione: lo afferma Mark Tebbe, presidente di Chicago Next, un gruppo interessato alle tecnologie collegato all’organizzazione dello sviluppo economico della città. Il gruppo ha creato incubatori specifici per ogni settore della tecnologia finanziaria collegata alla lunga storia di Chicago, con l’industria del futuro, e con le risorse idriche, tenuto conto che la città sorge sulle rive del Lago Michigan, e con il settore manifatturiero. «Ci troviamo a lavorare con una base diversificata di imprese e aziende» dice Tebbe, ex imprenditore del settore tecnologico. «Questo necessita infatti di una forte base di clienti: se sei una start-up o un’azienda tecnologica, l’unica cosa di cui hai veramente bisogno è un cliente che paghi, e qui a Chicago ce ne sono molti».

Jodi Navta, direttore marketing di Coyote, l’azienda di logistica che l’anno scorso è stata venduta a UPS per 1,8 miliardi di dollari, concorda: «Trovarsi al centro del Midwest è positivo per molteplici ragioni, tra le quali il fatto che ci sono molte aziende che possiamo aiutare a livello locale e molti corrieri con i quali possiamo allacciare rapporti di collaborazione a livello locale», dice. Un panorama aziendale diversificato facilita la crescita di aziende come SMS Assist, che a giugno ha messo insieme 150 milioni di dollari grazie a Goldman Sachs Investment Partners, che hanno portato la sua valutazione a un miliardo di dollari. SMS si occupa di gestire 25mila subappaltatori che gestiscono proprietà per oltre 135mila clienti. «Non ti verrebbe mai in mente un’azienda di manutenzione con 100-150 tecnologi che scrivono codici», dice il suo direttore Mike Rothman.

Four Kites è un'azienda di logistica fondata da Matt Elenjickal, che ha trascorso vari anni a lavorare nella gestione delle catene di rifornimento. Elenjickal dice che uno dei motivi per i quali queste aziende di Chicago così poco allettanti sono decollate è che le società locali di venture capital sono disposte a correre rischi in attività che forse non attirano grossi titoli sulla stampa. «A Chicago ci sono moltissime società di VC che si concentrano davvero sul B2B, che a loro volta si concentra su settori industriali non proprio attraenti».

Copyright The Financial Times Limited 2016
(Traduzione di Anna Bissanti )

Hai raggiunto il limite di 10 articoli gratuiti disponibili questo mese.
Abbonati a Il Sole 24 Ore Mobile per avere accedere illimitatamente a tutti i contenuti del sito mobile
Inserisci il tuo numero di cellulare per attivare l'offerta o, se sei già abbonato, per continuare a leggere.
Altre informazioni