Industria
Lecco ora corre: «Troppi ordini, sembra la Cina»
di Luca Orlando
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«Una tristezza. E qui attorno siamo tutti disperati alla stessa maniera».

Infelicità relativa, quella di Alberto Magatti, che molti suoi colleghi in altri territori condividerebbero con piacere. Problemi legati all’eccesso di lavoro, boom di commesse che satura per mesi le lavorazioni meccaniche in cui è impegnata la Pmi lecchese, spingendola al nuovo record di ricavi (2,5 milioni) ma anche di occupati (15), che pure dovranno crescere ancora. «Quello dobbiamo prenderlo assolutamente - spiega l’imprenditore al telefono parlando con un collaboratore - perché entro l’estate di stagisti ne serviranno almeno quattro».

Esperienza non isolata, piuttosto la regola qui nella patria della meccanica, settore che traina l’intero territorio lecchese a nuovi record.

«In effetti - sintetizza Lorenzo Riva - ora andiamo alla grande, sembriamo la Cina». Non esagera il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio: sono i numeri a parlare. L’industria lecchese è infatti la star dell’intera Lombardia, locomotiva della locomotiva, forte della miglior performance in termini di produzione: un balzo del 9,3% a fine 2017, di oltre sei punti per l’intero anno, il doppio della media italiana. Situazione del resto sperimentata in prima persona dallo stesso Riva: «La mia azienda cresce a doppia cifra - spiega - così come molte altre del territorio. L’export ci premia e la domanda interna è finalmente ripartita. Dato importante, che spinge noi imprenditori all’ottimismo». Il nuovo record per l’utilizzo della capacità produttiva, quasi all’85% per l’area metalmeccanica locale, è la spia più immediata di un motore ormai lanciato a pieno regime, ora addirittura a caccia di nuovi “cavalli”.

«Qui non ci stiamo più - confessa il direttore marketing di Omet Marco Calcagni - e stiamo investendo una decina di milioni per raddoppiare le nostre linee di montaggio». Il record storico di ricavi (oltre 110 milioni) per il gruppo di impiantistica industriale si accompagna ad ordini in crescita a doppia cifra e ad un ampliamento dell’organico, lievitato di 25 unità solo lo scorso anno. Lo stop indotto dalla lunga crisi pare ormai un ricordo e le nuove iniziative si moltiplicano. Fomas, colosso della forgiatura, ha così deciso di lanciarsi nella produzione di polveri metalliche per stampanti 3D, investendo 8 milioni per un nuovo impianto. Technoprobe (schede di test per microchip) ha da poco inaugurato il nuovo sito: 30 milioni di impegno per 6mila metri quadri aggiuntivi, già operanti su due turni da lunedì al sabato. Altri 23 milioni per Carcano, che ha costruito un nuovo impianto per packaging in alluminio, 30 addetti che raddoppieranno entro fine anno. L’azienda, 170 milioni di ricavi e 450 dipendenti, ha avviato un progetto di inserimento di 20 ingegneri, neolaureati che verranno formati prima di entrare nei reparti. «Prima in stage retribuito, poi con un contratto di apprendistato - spiega il direttore generale Giorgio Bertolini - per arrivare a formare professionalità in grado di gestire i nostri impianti: dopo l’investimento fisico ora stiamo puntando sulle competenze».

Investire è un “must” per tutti, utilizzando a piene mani il potente apparato di incentivazione per i beni strumentali connessi, in grado di attrarre e convincere quasi tutti.

«Certo che lo sfruttiamo - spiega Antonella Devizzi, titolare di una pmi di lavorazioni meccaniche -, in due anni abbiamo comprato nuove macchine per almeno 400mila euro».

«Tra marzo e aprile arriveranno i nuovi impianti 4.0 - aggiunge Giovanni Pastorino, produttore di sistemi di riscaldamento - e questo ci spinge a puntare anche su nuovi profili professionali. Nel 2017 siamo cresciuti del 15% e anche il 2018 mi pare ben avviato».

A sorridere è anche Guido Cappellotto, fornitore di raggi e componenti per moto e cicli, arrivato al nuovo record di ricavi, 17 milioni, quasi interamente con l’export. «Grazie all’iperammortamento abbiamo investito due milioni in nuovi macchinari, anche se da sempre qui finisce il 10% dei ricavi. Anche noi confermiamo le statistiche: l’economia gira, noi cresciamo, il personale aumenta, sette persone in più per arrivare a quota 75». La variabilità della domanda per alcuni resta alta. Così Ugo Fumagalli, titolare di una tornitura, può pianificare solo di settimana in settimana. Ma il mood complessivo è di crescita, che si tenta in tutti i modi di catturare. «Ricordo il 2009 - osserva Magatti - quando il telefono era muto: ora respingere commesse è una tristezza. Qualcosa ci passiamo tra di noi, all’interno della rete di aziende che abbiamo creato nel 2009. Ma anche così le richieste sono davvero troppe».

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