Marittima
Il Fisco torna a essere amico. E la nautica esce dal tunnel
di Raoul de Forcade
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Dopo anni tormentati, l’Italia segna una svolta nel settore della nautica, in tema di semplificazioni amministrative e fiscali. A testimoniarlo è Ucina, la Confindustria nautica, che al Boot, il salone nautico di Düsseldorf (che è in corso e si concluderà il 28 gennaio), ha puntato a promuovere, a livello internazionale, i notevoli passi avanti introdotti dal nuovo Codice del settore e dalla normativa fiscale.

A portare il nostro Paese alla ribalta, una volta tanto, per una legislazione friendly, contribuisce anche il fatto che altre nazioni europee stiano intraprendendo una strada opposta a quella italiana. Il tutto sulla scia di un’incomprensione alle esigenze del settore che anche l’Italia ha subito nel recente passato, con l’introduzione, a fine 2011, da parte del Governo Monti della tassa di possesso sugli yacht (in seguito abolita). Un provvedimento che, anziché portare benefici alle casse dello Stato, come era intenzione del (poco attento) legislatore, ha causato la fuga all’estero di circa 40mila unità da diporto (di proprietà italiana e straniera) che prima stazionavano nei porti tricolori. Un danno non ancora del tutto superato dagli scali turistici. E che ha portato Paesi vicini, come il Montenegro, a farci concorrenza creando strutture portuali accoglienti e offrendo vantaggi fiscali.

La normativa di Monti, peraltro, ha penalizzato il settore anche sotto il profilo dei ricavi. Dopo la crisi globale iniziata nel 2008, nel 2012 l’industria nautica mondiale segna una ripresa. In Italia, invece, la norma di Monti, appena introdotta, contribuisce a far scendere il fatturato del comparto dai 3,42 miliardi del 2011 a 2,5 l’anno successivo. Una discesa che è proseguita nel 2013. Solo nel 2016 (lo testimoniano i dati della Nautica in cifre 2017), il fatturato del settore, cresciuto del 18,6% rispetto all’anno precedente, è tornato al valore di 3,44 miliardi.

Nel corso di quegli anni, la nautica italiana si è mossa, anche attraverso una forte lobbying di Ucina, con l’obiettivo di superare gli impasse della crisi globale e della normativa di settore, puntando anche ad arrivare a una corretta riforma del codice della nautica. Altri Paesi, invece, hanno messo in campo regole non esattamente favorevoli al settore della navigazione da diporto.

La Francia, ad esempio, ha creato una normativa che penalizza, sotto il profilo previdenziale, gli equipaggi stranieri degli yacht, assoggettandoli alle regole francesi; la Croazia ha aumentato da una fino a otto volte (in base alle dimensioni delle unità) la tassa d’ingresso nel Paese; la Spagna applica una corporate tax sui contratti di charter nautico.

Per contro, l’Italia, con la riforma del Codice, ha statuito, tra l’altro, la rimozione dei limiti per l’iscrizione al Registro internazionale che, per i commercial yacht comporta significativi vantaggi fiscali, e l’introduzione di documenti semplificati per le navi e gli equipaggi. È stata ideata, poi, una Camera internazionale arbitrale del mare e della nautica, studiata per la risoluzione delle controversie legali e tecniche di ogni rapporto inerente alla nautica. Inoltre una recentissima circolare dell’Agenzia delle entrate (la 6/e) ha fatto chiarezza sulle esenzioni Iva per le unità commerciali adibite alla navigazione in alto mare.

Sotto il profilo fiscale, invece, le nuove regole sono state raccolte da Ucina, e presentate a Düsseldorf, nella guida Italy, tax & yachting (prima edizione inglese dell’italiana Nautica & fisco, edita in collaborazione con le Entrate). Tra gli elementi positivi, ci sono le nuove disposizioni sui bunkeraggi di unità da diporto, nazionali, comunitarie ed extracomunitarie; la conferma dell’applicazione dell’Iva al 10% sugli ormeggi per i periodi inferiori all’anno e la flat tax (100mila euro l’anno di tassazione, indipendentemente dal reddito prodotto) prevista per i cittadini stranieri che si stabiliscono fiscalmente in Italia.

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