Lavoro
Confindustria Emilia raddoppia gli investimenti sugli istituti tecnici
di Ilaria Vesentini
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Confindustria Emilia Area Centro lancia il secondo step del percorso avviato lo scorso anno per la valorizzazione dei percorsi di formazione tecnica e il recupero del gap che divide domanda e offerta di competenze professionali nelle fabbriche del triangolo d’oro della meccanica. E dopo aver puntato a diffondere la cultura d’impresa al motto “Istruzione tecnica: la scelta che rifarei” attraverso il progetto “S e T -Scuola e Territorio” partito due anni fa con le scuole medie e ampliato lo scorso autunno anche alle classi superiori, fa il bis ora con il piano “Far volare gli Iti”, sempre in partnership con l’Ufficio scolastico regionale: un pacchetto di interventi per ristrutturare e riammodernare con laboratori e tecnologie all’avanguardia 12 istituti tecnici tra Bologna, Modena e Ferrara.

«Come associazione raddoppieremo l’investimento dei singoli associati che contribuiranno ai progetti di riqualificazione delle scuole individuate, fino a un massimo di 200mila euro. Le singole aziende inoltre potranno godere di un rilevante beneficio fiscale, pari a un credito d’imposta del 65% per le erogazioni effettuate nel 2017 e del 50% per quelle disposte nel 2018», spiega il presidente di Confindustria Emilia Area Centro, Alberto Vacchi, presentando il piano. L’associazione di via San Domenico ha già valutato 12 progetti per 500mila euro che coinvolgono quasi 12mila studenti tecnici, tra cui un’aula laboratorio a geometria interna variabile (28.000 euro) al Belluzzi Fioravanti di Bologna o il laboratorio macchine a controllo numerico all’Isit Bassi Burgatti di Cento (50mila euro), ma in elenco ci sono anche gli storici istituti Aldini Valeriani nel capoluogo emiliano, Fermi e Corni sotto la Ghirlandina e il Copernico-Carpeggiani nella città estense.

I progetti di ammodernamento delle scuole saranno ora presenti alle aziende per avviare ad ottobre la raccolta dei fondi che andrà avanti fino a febbraio, con l’obiettivo di completare i lavori già per il successivo anno scolastico 2018- 2019. «La formazione tecnica è stata bistrattata per anni e considerata una cenerentola. Con questa iniziativa cerchiamo di dare un contributo fattivo all’inserimento degli studenti in ambienti confortevoli e dotati di strumentazioni tecnologicamente avanzate, per avvicinare sempre di più il mondo della scuola e quello del lavoro», aggiunge Vacchi. « Dobbiamo fare un lavoro di avvicinamento con le scuole, perché abbiamo bisogno di ragazzi con competenze utili alle aziende», aggiunge Valter Caiumi, vicepresidente per l’area modenese. Gli investimenti sugli Iti vanno di pari passo alle altre azioni avviate da Confindustria Emilia per rafforzare i progetti di alternanza scuola-lavoro, potenziare i corsi di inglese tecnico e promuovere un nuovo percorso di laurea triennale professionalizzante in ingegneria meccatronica, in partenza quest’anno.

L’Emilia-Romagna ha un tasso di iscrizione agli istituti tecnici e professionali superiori alla media nazionale. «Siamo al 57-55% di copertura, a fronte del 45-43% dei licei. Siamo l’unica regione che raggiunge questo livello, ma non basta a coprire il turnover e la richiesta delle aziende. Aumentare l’istruzione tecnica significa aumentare automaticamente l’occupazione», afferma il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Stefano Versari. E le ultime rilevazioni sul capoluogo emiliano dicono che il 95% dei diplomati agli Istituti tecnici industriali che non proseguono gli studi universitari trova un impiego entro il primo anno, mentre il 60% è già inserito in un’esperienza lavorativa entro tre mesi dal diploma.

In questo solco si inserisce anche l’investimento annunciato venerdì scorso, sempre a Bologna, dal gruppo leader nella meccatronica Bonfiglioli che – assieme a Porsche Consulting, Regione Emilia-Romagna e Fiom – ha lanciato un modello inedito di re-training digitale della forza lavoro, un programma di riqualificazione per adeguare le competenze del personale alle nuove esigenze organizzative e lavorative della manifatturiera 4.0 . Con un piano formativo che partirà nei prossimi mesi coinvolgendo i primi 15 lavoratori dello stabilimento bolognese Evo per poi allargarlo a tutto il gruppo (metà dei 3.632 dipendenti Bonfiglioli operano in Italia), «ma puntiamo ad estenderlo anche all’esterno, ai lavoratori somministrati e sarà un modello pilota che metteremo a disposizione di tutta la regione», precisa la presidente Sonia Bonfiglioli, che sulla trasformazione digitale del gruppo ha investito 130 milioni di euro.

11 SETTEMBRE 2017
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