Turismo
Cesena lancia la prima fiera dell’antiquariato musicale
di Ilaria Vesentini
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Debutta a Cesena, piccola fiera romagnola fresca di restyling, “Musica Antiquaria”, prima nazionale di un nuovo evento dedicato all’antiquariato musicale, che il Paese della lirica e di Verdi, Rossini, Vivaldi ancora non aveva, sebbene tutto il mondo parli italiano quando si tratta di pentagramma e patrimonio musicale. La kermesse parte in piccolo ma ha titolo per crescere perché lo spazio di mercato e l’interesse non mancano, come testimonia il ventaglio di espositori e strumenti unici riuniti già in questa prima edizione, tra collezionisti privati di fama mondiale, scuole di liuteria (di Cremona, Roma, Sesto Fiorentino, Pieve di Cento), commercianti di alta liuteria, restauratori, artigiani che ricostruiscono strumenti per la musica antica, librerie e fondi musicali.

Ci sono i cordofoni di Artemio Versari, gli aerofoni di Francesco Carreras, i grammofoni di Deano Pantoli, le fisarmoniche di Alberto Giorgi, i clarinetti di Gino Partisani, gli strumenti musicali meccanici del Museo Musicalia e anche una selezione del vastissimo patrimonio del maestro saxofonista Attilio Berni, che a Cesena porta una selezione di una cinquantina di pezzi della sua celebre collezione di saxofoni: con i suoi oltre 600 strumenti è accredita come la più ricca del mondo. Ed è proprio Berni, che di mestiere insegna musica nella scuola media, a raccontare lo iato incomprensibile, anche da un punto di vista strettamente economico, tra «l’eccellenza della cultura artigiana e musicale dell’Italia e la scarsissimo investimento del Paese per tramandare questo patrimonio inestimabile».

In un Paese di 80 conservatori e pochi licei musicali (primi abbozzi sperimentali), dove lo studio delle sette note è obbligatorio solo nei tre anni di scuole medie per un’ora alla settimana è difficile ricostruire un humus culturale capace di portare agli antichi fasti la musica “colta” italiana. «La Francia, all’opposto, ha una manciata di conservatori di altissimo livello e una marea di licei musicali che tengono vivo il tessuto musicale del Paese. Pure in Thailandia (il cui re recentemente defunto era un patito sassofonista) - prosegue Berni - è prevista un’ora di lezione musicale la settimana in ogni ordine e grado di scuola con classi specifiche per studiare in modo approfondito i diversi strumenti. E ogni scuola ha la sua banda. In Italia non esistono più scuole con la banda musicale».

Tra gli stand cesenati organizzati da Blu Nautilus, l’attenzione è catalizzata da pezzi rari come l’Ariston (nella foto di apertura), uno strumento identico a quello appartenuto a Giuseppe Garibaldi e che si trova a Caprera, dove i “dischi ‘ sono di una particolare tipo di carta pressata e ogni foro corrisponde a una nota, o da buffe ceccole polifoniche, dalla musica che risuona ovunque, letta da spartiti introvabili e suonata su antichi marchingegni. È il segnale che stanno tornando a riaccendersi i riflettori sul ruolo che la musica lirica e classica possono giocare per valorizzare cultura, turismo e quindi economia del Paese? «Il Governo finalmente sta facendo qualcosa per aiutare i giovani a riappropiarsi del piacere e della cultura della musica, il bonus Stradivari va in questa direzione. Ma è troppo poco», commentano i collezionisti radunati in fiera.

In Italia la musica “colta” è dominio di pochissime celebrità strapagate e un sottobosco di professionisti che stenta a sopravvivere. In Pennsylvania, che ha poco più degli abitanti della Lombardia, «ci sono 600 orchestre giovanili che gareggiano tutti gli anni, in Italia è un tema di cui non si discute neppure», aggiunge Berni. E invita a non dimenticare che attorno a quelle 600 orchestre ci sono insegnanti che lavorano, negozi che vendono strumenti musicali, artigiani che li riparano e un indotto enorme: «È economia, è business, sono saperi d’antan che tutto il mondo ci invidia - conclude - e noi che abbiamo la primogenitura lasciamo siano altri a valorizzare il nostro patrimonio».

18 MARZO 2017
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