Industria
Via al crowdfunding per portare un fablab nelle scuole
di Barbara Ganz
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Il siero antivipera, il defibrillatore, la fiala di adrenalina: farmaci e strumenti salvavita trasportati, nelle situazioni di emergenza, da un drone. «Un aiuto che arriva dal cielo» è il nome del progetto messo a punti dai ragazzi dell’Ipsia Galileo Galilei di Castelfranco Veneto, Treviso, una delle scuole che partecipano a “Fablab a scuola” e che si sono presentate ufficialmente al Vega, parco scientifico di Venezia.

Un Fablab è un luogo dove stampanti a 3 dimensioni e nuove tecnologie permettono di studiare e condividere esperienze, risultati, macchinari. Tenuta a battesimo a Fondazione Nordest e sostenuta da Unicredit (con due partner tecnici come DWS System, che mette a disposizione le nuove stampanti, e Roland DG), la rete dei Fablab a scuola vuole «aiutare le imprese a tornare vincenti ripartendo dalle persone, dallo studio» spiega Francesco Peghin, presidente della Fondazione. E per costruire i laboratori del nuovo manifatturiero la scuola chiede aiuto non tanto alle imprese o agli sponsor, ma all’intera società: famiglie, associazioni, singoli finanziatori.

«Non stiamo vivendo una semplice crisi, non aspettiamo una generica ripresa - spiega Stefano Micelli, direttore scientifico - Le grandi trasformazioni in atto contengono grandi opportunità, un nuovo modo di produrre e pensare che contamina la manifattura tradizionale. La terza rivoluzione industriale non arriva con un manuale di istruzioni, occorre costruire, provare, sperimentare, sporcarsi le mani. Le scuole possono essere laboratori di innovazione, ma per questo serve un grande slancio verso un nuovo sapere». Quello slancio di chi ha 16anni o poco più, come i ragazzi e le ragazze che hanno presentato i video realizzati per cercare sostegno alle proprie idee.

Il meccanismo è quello del crowdfunding, una raccolta collettiva di fondi che, oltre a liberare risorse economiche, mette in contatto chi si propone con chi accetta di sostenere un progetto. Il tutto affidato a una startup giovane e tutta al femminile, la piattaforma Ginger. Sul sito fablabascuola.it sfilano le prime cinque scuole, ognuna con un titolo e un video: ITIS Rossi e Fondazione ITS Meccatronico Veneto di Vicenza vogliono creare kit per il montaggio di apparecchiature didattiche da destinare alle altre scuole, sprovviste di mezzi adeguati; l’Ipsia di Castelfranco lavora su nuovi possibili utilizzi dei droni (che diventane guide turistiche e perfino sommelier); l’ITIS Marconi di Padova vuole investire su corsi e formazione da allargare al tessuto di piccole imprese, studi professionali e artigiani; IPSIA Giorgi e ITIS Marconi di Verona hanno unito due scuole e una intera città per un Fablab aperto a tutti gli studenti e i cittadini e al servizio delle aziende; il Centro di formazione professionale Canossa di Trento ha in mente un “fashion Fablab” con body scanner per una scansione tridimensionale del corpo dei potenziali clienti, anche a distanza, e abiti realizzati davvero su misura.

Basta cliccare per diventare finanziatori del progetto prescelto, anche con 5 euro. La tipologia delle ricompense previste, come in ogni crowdfunding, è un esempio della gara di creatività che si è scatenata fra le scuole: un’ora di pilotaggio di droni per chi dona 50 euro, una stampante 3D collaudata dagli studenti per chi arriva a 1.200, e poi biglietti realizzati con laser cutter, felpe, berrettini e anche una borsetta “intelligente”.

Un modello che - per ora - coinvolge 11 scuole del Nordest, una delle aree che più hanno contribuito all’affermarsi del Made in Italy, ma che grazie al protocollo di intesa in corso di definizione con il ministero dell’Istruzione potrebbe presto entrare in molte altre scuole italiane.

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