Vino
La boutique winery di Knauf compie 20 anni e ingaggia Stéphane Derenoncourt
di Giambattista Marchetto
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È il 1998 e la multinazionale tedesca Knauf sta costruendo uno stabilimento per la produzione di pannelli in cartongesso non lontano da Bolgheri. Le indagini geologiche su un fondo che avrebbe dovuto avere destinazione industriale rivelano un terroir che - facile a dirsi - risulta molto simile a quello di alcune prestigiose maison del vino nell'area. Nasce così, quasi per caso, un'avventura che ha portato lontano la famiglia Knauf nel mondo del vino. In quel lembo di terra fertile oggi sono coltivati i vitigni francesi di Campo Sughera (Bolgheri -LI), azienda vinicola che celebra i vent'anni con l'avvio di un nuovo progetto e nuove collaborazioni.

Amore a prima vista
«È stato amore a prima vista - ricorda Isabel Knauf, che con il cugino Frederick è alla guida di Campo Sughera - ma al di là della passione, è la qualità del terreno che si è rivelata ideale per produrre vini eleganti e capaci di avere una vita lunga». Come per la scelta delle cave di gesso, «tutto ruota intorno alle potenzialità del suolo anche quando si tratta di vino - evidenzia la Knauf, di professione geologa - Qui i suoli sono di origine alluvionale, leggeri e multistrato, intervallati da strati sabbiosi e con un solido fondo argilloso in profondità. Le migliori condizioni per produrre i Bordeaux del Mediterraneo».
Una scelta ponderata, dato che il vino accompagna la famiglia Knauf da più di mezzo secolo: sono infatti proprietari di vigneti nella zona della Mosella, sul Kaiserstuhl e di un appezzamento vicino alla sede aziendale in Germania. «In passato la famiglia aveva già provato ad avventurarsi nel mondo del vino - dice Baldwin Knauf, zio di Isabel - Era però un prodotto modesto che veniva regalato a qualche cliente con valore quasi simbolico».


Nuovi progetti per i prossimi vent'anni
Grazie ad un impegno continuo della famiglia Knauf e all'ottimo lavoro dell'enologo interno, i vini di Campo Sughera sono “cresciuti” in termini qualitativi e nel posizionamento, ottenendo anche riconoscimenti internazionali. Quello che stupisce piacevolmente in degustazione è la coerenza stilistica dei vini nel corso delle annate, soprattutto per l'iconico Arnione.
A vent'anni dall'avvio del progetto - partito letteralmente da zero, con l'impianto delle vigne su terreni che in precedenza non erano vitati - ora Campo Sughera ha deciso di scrivere un nuovo capitolo della sua storia. «L'obiettivo - ammette l'azienda - è produrre uno dei più ricercati Bolgheri Rosso Superiore Doc, consolidando la reputazione di boutique winery produttrice di vini eleganti e all'avanguardia». Con questo intento, dalla fine del 2017 Campo Sughera ha avviato una collaborazione con l'enologo francese Stéphane Derenoncourt, chiamato a lavorare a nuove cuvée. Il team internazionale segue il metodo “médocaine”: i vigneti hanno un'alta densità d'impianto combinata ad una bassa altezza delle viti e gli stessi vitigni sono stati divisi in micro parcelle. Le uve vengono raccolte a mano e la vendemmia avviene secondo il principio delle basse rese. Anche in cantina si lavora senza vincoli di tempo e nel modo più delicato possibile.


In attesa di degustare i frutti del lavoro in vigna e in cantina, l'impronta di Derenoncourt (scuola Bordeaux) è già nel primo progetto condotto come coordinatore del blending per il nuovo Anima d'Arnione, un Supertuscan – Cabernet Sauvignon (85%) e Merlot (15%) – creato per celebrare il ventesimo anniversario della cantina.

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