Azioni
Banche, i 30 miliardi di sofferenze appesi alla proroga delle Gacs
di Luca Davi
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È un mercato in fiduciosa attesa, quello delle cartolarizzazioni di Npl bancari. Perchè sono diverse le emissioni in rampa di lancio che attendono (da Roma come da Bruxelles) la notizia dell’effettiva proroga delle Gacs, le garanzie statali sulle tranche senior delle cartolarizzazioni dei non performing loans.

La scadenza del provvedimento, come noto, è fissata al 6 settembre.Dopo di che, si conta su una proroga di altri sei mesi, dopo quella di un anno già concessa dalle autorità europee all’Italia per il programma partito nel 2016 con il decreto attuativo del 3 agosto di quell’anno. Di positivo c’è che il percorso sembra avviato nella giusta direzione. A quanto risulta al Sole 24Ore da fonti istituzionali, nelle scorse settimane il Mef ha intavolato con la DgComp le discussioni in vista della richiesta di proroga. Discussioni per ora solo informali. Prossimamente dovrà scattare la notifica ufficiale da parte del Mef. Il via libera da Bruxelles è questione formale, e non sono previsti particolari problemi. Ma è vero che l’ultima parola, con l’ok alla prosecuzione del provvedimento, dipende pur sempre dalla Dg competition.E non va sottovalutato come il tema possa assumere un rilievo in chiave politica, visto che si tratta pur sempre di uno dei primi atti ufficiali sull’asse Bruxelles-Roma, dopo la nascita del nuovo governo giallo-verde.

Il tema della Gacs interessa da vicino un po’ tutto il comparto bancario italiano. In rampa di lancio, come potenziali beneficiari della garanzia, ci sono una quindicina di dossier per complessivi 65 miliardi di euro di Npl. Di questi, circa la metà dovrebbe essere “blindata”: si tratta di cartolarizzazioni su cui è già stata formalizzata (o è in via di formalizzazione) la richiesta, che rispetta dunque la scadenza del 6 settembre. Nel dettaglio, si tratta delle securitization di Banca Mps (24,1 miliardi), BancoBpm (5,1 miliardi); Bper (1 miliardi), Carige (1 miliardo) e Creval (1,7 miliardi).

Fuori dalla pipeline rimangono invece almeno altri 30 miliardi circa di Npl. È questo lo stock di Npl su cui le banche hanno già messo gli occhi in vista di una prossima cartolarizzazione ma per la cui richiesta di Gacs si rischia di andare realisticamente oltre la scadenza di inizio settembre: complice una certa iniziale lentezza delle banche ad avviare le operazioni, su questi crediti ancora non vi è stata l’emissione dei titoli e il giudizio delle agenzie di rating. E, di conseguenza, ancora non può essere emessa alcuna garanzia pubblica sulle tranche senior. In ballo, in questo caso, ci sono praticamente tutte le banche italiane. Si va da UniCredit a Intesa, da Banco Bpm a Ubi, da Bper a Carige e Creval, per un totale come detto di oltre 30 miliardi di Npl. Peraltro su questo stock di crediti deteriorati le banche di fatto si sono già impegnate alla dismissione, mettendo in cantiere una futura cessione come richiesto nel quadro della prima adesione del nuovo principio contabile Ifrs9.

Difficile, come detto, che ci siano intoppi nel processo di proroga. Anche perchè la Gacs si è rivelata fino ad oggi un’operazione vincente su più fronti. È risultata efficace per le banche, che godono di un supporto nel prezzo di cessione degli Npl; è stata positiva per le casse dello Stato, che beneficiano dell’introito legato pagamento di un interesse da parte degli istituti ( stimato attorno ai 100 milioni sulle tranche senior emesse fino ad oggi); è stata positiva per gli investitori stessi, che si tutelano così dal mancato rimborso dei flussi.

Il tassello della proroga aiuterebbe infine le banche a proseguire nel percorso di derisking richiesto dalla Vigilanza europea. Un percorso che, nel primo trimestre dell’anno, ha visto gli istituti italiani varare maggiori rettifiche per circa 12 miliardi di euro nella cornice della first time adoption del nuovo principio contabile Ifrs9.

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