Azioni
Tim, sindacati e piccoli soci bussano al Governo
di Antonella Olivieri
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Il nuovo Governo non si è ancora insediato che già tutti lo chiamano in causa sulla questione Telecom. Da una parte i sindacati, dall’altra i piccoli azionisti/dipendenti. I sindacati di categoria hanno chiesto un incontro al neo ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, ricordando la procedura aperta sulla cigs che scade lunedì prossimo. Nella lettera inviata da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil al titolare del Mise, si ribadisce «inquietudine circa gli esiti finali del piano industriale, soprattutto a causa di ampi margini di incertezza sulla stabilità della governance aziendale». Mentre Asati (l’associazione dei piccoli soci) ha scritto direttamente al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sollecitando una politica industriale che favorisca la convergenza Tim-Open Fiber per potenziare un’unica infrastruttura di rete. Auspicando altresì un incremento della quota di Cdp nell’azionariato Telecom (oggi appena sotto il 5%) per favorire l’ingresso di nuovi investitori con l’obiettivo di realizzare una vera public company. Elliott ha fatto da testa d’ariete ma, aperto il varco, dietro per ora non si è visto nessuno e mentre il titolo langue sotto i 70 centesimi la governance da public company imperfetta (Vivendi ha quasi il 24%) resta un rebus.

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