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Vittorio Colao, manager visionario che ha guidato la metamorfosi di Vodafone
di Monica D'Ascenzo
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«An exemplary leader and strategic visionary». Un leader esemplare e con visione strategica. Una definizione in quattro parole del presidente di Vodafone, che danno l’identikit di chi è stato Vittorio Colao in questi dieci anni alla guida di Vodafone, in cui ha percorso più di 1.250.000 miglia su British Airways e 50mila chilometri in bicicletta . L’annuncio del passaggio di consegne il prossimo ottobre ha aperto la via alle ipotesi per il futuro del manager , che lascia il gruppo in un momento di particolare espansione dopo l’acquisizione da 18 miliardi di euro delle attività di Liberty Global in Germania, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania .

Una mossa che amplia lo spettro di diversificazione di Vodafone, trasformata nell’ultimo decennio da società di telefonia a gruppo che spazia dai media alla comunicazione, con un impegno sul fronte dell’innovazione dell’internet of things.

Arrivato nell’headquarter di Londra il 29 luglio 2008 chiamato a sostituire Arun Sarin come amministratore delegato di Vodafone, Colao ha guidato il gruppo in una crescita da 269 milioni di clienti di telefonia mobile a 536 milioni, ui si aggiungono 19,7 milioni di clienti banda larga. L’operazione più grande, per dimensioni, messa a segno in questi anni è senz’altro la cessione nel 2014 del 45% nel gruppo americano Verizon Communications per 130 miliardi di dollari. Cessione che diede al gruppo ossigeno per concentrarsi sullo sviluppo nei Paesi europei.  Non solo. Il gruppo proprio nel marzo scorso ha annunciato l’accordo in India: il colosso che nascerà dalla maxi-fusione Vodafone India-Idea Cellular avrà 400 milioni di clienti (35% del totale) e controllerà il 41% del fatturato di settore. L’operazione vale 23 miliardi di dollari e si chiuderà in 24 mesi. E poi, come si è detto, la quarta operazione in Germania con la conquista delle attività tedesche di Liberty Global, il secondo operatore via cavo in Germania.

Un deal che consentirà a Vodafone di diventare leader nelle reti e di sfidare in casa Deutsche Telekom. «Ora è il momento giusto per iniziare la transizione» ha dichiarato Colao, aggiungendo: «Quello che Vodafone sta iniziando a scrivere è un capitolo completamente nuovo, dopo l’India, dopo Liberty, con la grande strada della convergenza. Sarà il momento giusto per iniziare con un nuovo team di manager dedicati».

Gli anni alla guida di Vodafone

Vittorio Colao ha trascorso 20 anni in Vodafone, 14 anni come membro del board e 10 anni come ceo. Ha annuncaito ora con sei mesi di anticipo la decisione di lasciare la guida del gruppo dal 1 ottobre: una sua decisione, lungamente discussa con il board fin dallo scorso anno, secondo quanto si apprende da fonti vicine all’azienda.

Nel cedennio il manager ha guidato la trasformazione del gruppo da operatore mobile a operatore leader globale e convergente, con servizi di telefonia broadband, mobile e TV. Tanto da portarlo ad essere il più grande operatore mobile e di linea fissa NGN in Europa e leader nell’IoT (Internet of Things), con una divisione Enterprise (Aziende) che genera circa un terzo dei ricavi del gruppo.

Sul fronte finanziario il gruppo, le cui azioni sono passate in questi 10 anni da 135 pence a 207, ha realizzato sotto la guida nel manager italiano il maggiore ritorno sull’investimento nella storia, con la cessione della partecipazione finanziaria del 45% a Verizon Wireless per 130 miliardi di dollari - di cui 83 miliardi restitutiti agli azionisti, ha ceduto 116 miliardi di euro di partecipazioni di minoranza; ha investito 81 miliardi di euro di capex oltre a 20 miliardi per le frequenze; ha acquisito 49 miliardi di euro di business. Non solo nel periodo in cui ha guidato il gruppo Vodafone, sono stati pagati 50 miliardi di dividendi ordinari, 60 miliardi di dividendi straordinari, oltre a 11 miliardi di buyback, per un totale di 121 miliardi di euro.

Storia di un manager visionario
Vittorio Colao viene dall’investment banking: la sua carriera è iniziata negli uffici londinesi di Morgan Stanley, un passaggio poi nel 1986 a McKinsey & Co in Italia, dove come partner lavorò proprio specializzandosi nel settore media, telecomunicazioni e beni industriali. Nel 1996 l’approdo nelle corporate del settore con Omnitel Pronto Italia, in qualità di chief operating officer prima dell’acquisizione da parte di Vodafone Italia. Nel 2001 diventa regional ceo del gruppo per il Sud Europa e l’anno successivo debutta nel board di Vodafone.

Sostituito dall’amico Arun Sarin alla guida del gruppo britannico, Colao tornò in Italia in RCS MediaGroup, dove fu nominato amministratore delegato nel luglio 2004. Un periodo certo non tranquillo per il gruppo editoriale sul fronte della governance e della strategia di sviluppo delle attività del gruppo. A due anni dalla nomina Colao decide di lasciare. Una scelta allora ritenuta inevitabile dal mercato, a seguito della decisione dei soci del patto del gruppo editoriale di affiancargli nella scelte delle linee strategiche il presidente Piergaetano Marchetti. Lo scontro finale era stato sull’acquisto del gruppo editoriale spagnolo Recoletos. «Il manager bresciano era convinto della valenza strategica dell'operazione, ma scettico sul prezzo. Lo stesso management di Mediobanca riteneva che valesse il 30% in meno. (…) Così nel 2007, subentrato l’attuale ad Antonello Perricone, fu completata l'acquisizione che oggi non ha retto alla prova dell'impairment, ma ha lasciato a Rcs l’eredità di un debito miliardario da rimborsare» scriveva Il Sole 24 Ore. Di lì il ritorno in Vodafone nell’ottobre 2006 in qualità di ceo Europe, per poi prendere il comando dell’intero gruppo due anni dopo.

«Da ragazzo, sognava la carriera militare. Ha frequentato la scuola degli alpini e, per un certo periodo, è stato anche ufficiale dell'Arma dei carabinieri. Poi però le cose sono andate in un'altra direzione: la laurea alla Bocconi, il master in Business administration ad Harvard nel 1990, l'ingresso alla McKinsey» hanno scritto di lui. Una realtà totalmente differente quella che si è trovato poi a vivere come manager. Un manager che ha saputo interpretare un ruolo di leadership in continua evoluzione.

L’altro lato della storia
«La velocità sta accelerando, ma ci sono anche cambiamenti di direzione. Cosa era considerato giusto un anno fa può cambiare improvvisamente e diventare non accettabile o non consigliabile. Siamo in un contesto in continua evoluzione di cambiamenti tecnologici, sociali, politici» dichiarava in una video-intervista Colao un anno fa. Come affrontare tutto ciò? È necessario un mix di diverse competenze, esperienze e visioni del mondo. «Come manager hai bisogno di avere le tue persone e il tuo management capaci di pensare alle cose da tutti i possibili angoli e di vedere l’altro lato dello scenario più probabile. È un momento più interessante, che richiede meno specializzazione e più umanità» sottolineava il manager, che crede fermamente nella diversity e non nell’omologazione delle diversità.

Pagato troppo? Forse
Una delle annose questioni che ha coinvolto anche Vittorio Colao in anni passati è stata quella delle remunerazioni stratosferiche dei manager. Nel 2011 il manager guadagnò circa 17 milioni di euro per guidare una società che allora contava una capitalizzazione di Borsa da oltre 113 miliardi di euro e operava in oltre 70 Paesi. Nei quattro anni sotto la guida di Colao dal 2007 al 2011, Vodafone aveva versato agli azionisti 26 miliardi di sterline (oltre 30 miliardi di euro), diventando con un monte dividendi da record fra le società leader del Ftse100. Colao non si sottrasse alla critiche e raccontò in un’intervista al Telegraph di averci riflettuto, anche con l’aiuto della moglie che «in famiglia è quella più di sinistra».

A suo dire sono tre i parametri da tenere in considerazione: che il trattamento economico sia il corrispettivo di un successo gestionale o di un fallimento; che le remunerazioni del management non favoriscano un atteggiamento alla «prendi i soldi e scappa», ma piuttosto la creazione di un valore aggiunto a lungo termine ; e infine bisogna chiedersi se a fronte delle prime due risposte lo stipendio non resti comunque troppo alto. «Non posso negare che 17 milioni di euro siano una cifra enorme. Non è facile, per me, trovare la risposta. La cosa fondamentale è capire di essere un privilegiato ed essere certo che i tuoi familiari e gli amici, a loro volta, sappiano che ne sei consapevole» dichiarò Colao, i cui compensi erano in gran parte riconosciuti come bonus in azioni, che dichiarò di «non vendere mai» proprio per allineare i propri interessi a quelli degli azionisti.

Venendo a dati più recenti, per l’esercizio 2016 il manager ha ricevuto compensi da 6 milioni di sterline, in crescita del 15% rispetto ai 5,2 milioni dell’anno precedente. Una remunerazione composta da 1,2milioni di stipendio, 1,1milioni di bonus, 3,5milioni di incentivi a lungo termine a cui si sommano anche trattamenti pensionistici e altri benefit. Numeri non graditi alla stampa britannica a fronte di un esercizio non brillante per il gruppo, che aveva chiuso l’esercizio con una perdita di una perdita di 6,3 miliardi di sterline. Oggi Vodafone ha annunciato di aver chiuso invece il 2017 con un utile operativo in miglioramento del 15,4% a 4,3 miliardi a fronte di un calo dei ricavi del 2,2% a 46,6 miliardi di sterline. Per il 2019 le previsioni indicano una crescita del margine operativo organico e normalizzato tra l’1 e il 5%. Una storia che non riguarderà più Vittorio Colao, che da ottobre si prenderà del tempo per valutare nuove opportunità, fino alla fine dell'autunno. Si tratterà della prima pausa in tanti anni. Al momento non ha altri piani, dicono. Ma in molti si attendono di vederlo sperimentarsi in nuove imprese.

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