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Tim, si allarga il fronte pro-Elliott
di Antonella Olivieri
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Al record date di ieri, secondo stime attendibili, si è presentato a timbrare il cartellino per l’assemblea Telecom del 24 aprile ben il 68% del capitale. Un record di affluenza, che potrà solo essere ritoccato al rialzo con i ritardatari dell’ultimo minuto. Elliott, assistita dal proxy advisor Georgeson, potrebbe già contare sull’adesione alle sue istanze del 34%-35% del capitale. La conta sul mercato si prospetta tutta in salita per Vivendi che, in caso di mala parata - dovesse essere confermato il voto su revoca e nomina di sei amministratori chiesta dall’attivista Usa - potrebbe sempre invocare il rinvio dell’assemblea di cinque giorni (richiesta non sindacabile, ai sensi del codice civile, se fatta da almeno un terzo del capitale presente) per tentare di convincere qualche investitore a spostarsi dalla sua parte. Era già successo all’assemblea di Impregilo. Lo aveva chiesto l’azionista Gavio, assediato da Salini, con il supporto legale dello studio Gatti-Pavesi-Bianchi che assiste anche Tim: quella volta il rinvio non servì a cambiare il corso degli eventi, ma tentar non nuoce.

Da segnalare che Jp Morgan ha denunciato una posizione potenziale del 5,9%, che in realtà è solo il riflesso della protezione che ha offerto come controparte a Elliott per il suo pacchetto dell’8,8%: non rileva perchè priva di diritti di voto. Il fronte degli istituzionali nella contesa Telecom appare comunque piuttosto compatto, con Assogestioni che ha deciso di non presentare la sua lista per non dividere i fondi se si dovesse andare al rinnovo del cda il 4 maggio. Certo, nel caso, ne farebbero le spese ingiustamente i cinque consiglieri di minoranza che si sono esposti nel loro anno di mandato a contestare pratiche criticabili della maggioranza. Ottenendone spesso l’avvallo della Consob, che ha ancora sul tavolo la segnalazione dei sindaci sulle «irregolarità» riscontrate nell’asseverazione dei requisiti di indipendenza di amministratori in quota Vivendi e che - secondo indiscrezioni - potrebbe presto esprimersi a riguardo. Intanto, la candidatura nella lista Elliott, come secondo nome dopo quello di Fulvio Conti, del top manager di Fca Alfredo Altavilla, ha ottenuto l’endorsement di Sergio Marchionne: «L’ho incoraggiato, fa parte dello sviluppo del leader. Entrare nel cda di altri gruppi contribuisce alla crescita professionale di tutti noi».

Storia nella storia, che merita di essere raccontata, è quella dell’attivista tedesco Shareholder value management che col suo fondo Axxion è già presente in Retelit col suo 9,9% vincolato a un patto, smentendo i pregiudizi, a sostegno del management che negli ultimi tre anni ha ribaltato le sorti della “piccola Telecom” di Piazza Affari contro la cordata Fiber 4.0 capitanata dal finanziere Raffaele Mincione. Quando all’orizzonte è apparso il fondo di Paul Singer, Svm ha comprato 175 milioni di azioni Telecom Italia, pari all’1,15% del capitale ordinario ed è pronto a raddoppiare se il mercato vincerà la sfida con Vivendi. Un impegno che agli attuali prezzi di Borsa varrebbe 300 milioni, pari a un decimo dei 3 miliardi gestiti dall’attivista tedesco. «Avevamo iniziato a studiare il dossier ben prima che arrivasse Vivendi perchè ritieniamo che la compagnia abbia asset di grande valore. Poi abbiamo sperato che la media company transalpina fosse il partner giusto per portare avanti una strategia di convergenza, ma alla prova dei fatti non è stato così», racconta Gianluca Ferrari, l’italo-americano che a soli 27 anni (tipico “cervello in fuga”) è già direttore degli investimenti del fondo basato a Francoforte, responsabile per le posizioni in Sud-Europa e per l’engagement degli attivisti. «Siamo allineati ad Elliott nell’assemblea del prossimo 24 aprile», annuncia l’esponente di Svm, che, come il fondo Usa, ritiene che fare emergere il valore dei singoli asset detenuti dalla “conglomerata” possa «creare molto valore». Sulla rete - spiega - «sosterremo qualunque operazione che massimizzi il risultato sostenibile per tutto il gruppo nel lungo periodo». A riguardo osserva che l’ingresso della Cdp è un «segnale forte», anche per il fatto che di suo il braccio finanziario del Tesoro è impegnato in Open Fiber: «La duplicazione è spreco di denaro del contribuente». «Noi siamo investitori di lungo periodo - sottolinea - e crediamo in particolare che il management debba essere impegnato nella società che dirige con suoi capitali e meriti, sulla base dei risultati ottenuti, anche un consistente premio a leva». Non si esprime nel merito dell’operato dell’ad Amos Genish, che deve ancora essere provato su Telecom, ma osserva che il manager israeliano ha «l’opportunità di segnare il suo futuro». «Avere un azionista che ti sostiene va bene fino a un certo punto, fino a quando fai quello che vuole, avere il mercato dalla tua parte è anche meglio per un manager», sostiene Ferrari che alla fine scoraggia Vivendi dall’assumere comportamenti contro il mercato «perchè il mercato nel lungo periodo vince sempre e in questo caso penso anche nel breve».

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