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«Le banche italiane ridurranno gli Npl di 65 miliardi nel 2017»
di Alessandro Merli
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Le banche italiane ridurranno i crediti deteriorati (Npl) di 65 miliardi di euro entro fine anno, grazie alle vendite da parte di Unicredit (18 miliardi), Mps (26 miliardi) e alcuni istituti minori, secondo il Fondo monetario internazionale, che ribadisce il suo appoggio alla linea della vigilanza della Banca centrale europea di sollecitare un'accelerazione della ripulitura dei bilanci bancari. Nel suo semestrale rapporto sulla stabilità finanziaria, l'Fmi osserva anche che nove banche, delle 30 istituzioni classificate come globali dalla vigilanza, non riusciranno a raggiungere una redditività sostenibile entro il 2019. Fra queste c'è Unicredit.

L'importo globale dei crediti deteriorati, ha detto uno degli autori del rapporto, Peter Dattels, scenderà da 988 miliardi di euro a 900 miliardi entro fine anno, ma «alcuni sviluppi recenti sono incoraggianti», ha affermato citando appunto le vendite di Npl da parte delle banche italiane e spagnole (circa 30 miliardi di euro).

In genere nell'eurozona, «c’è bisogno di ulteriori progressi», ha detto il dirigente del Fondo, apprezzando il fatto che la vigilanza della Bce abbia fissato degli obiettivi di riduzione degli Npl per le singole banche e che abbia pubblicato per consultazione le nuove linee guida sul trattamento dei nuovi crediti in sofferenza, decisione molto contestata in Italia. La posizione della Bce verrà illustrata la prossima settimana al consiglio esecutivo del Fondo dal presidente del consiglio di vigilanza, Danièle Nouy.

Nel rapporto, il Fondo osserva che la stabilità finanziaria ha continuato a migliorare, ma «mentre le acque sembrano calme, ci sono vulnerabilità che stanno montando sotto la superficie - ha detto il direttore del dipartimento mercati dei capitali, Tobias Adrian – Queste potrebbero far deragliare la ripresa globale mettendo a rischio la crescita».

Fra le vulnerabilità, il Fondo individua la scarsa redditività delle grandi banche globali, una trentina, secondo la definizione della vigilanza. Queste hanno rafforzato il capitale di mille miliardi di dollari dal 2009, ma un terzo di esse, fra cui Unicredit, il ritorno sul capitale (Roe) resterà al di sotto dell'8%, una redditività che non consentirebbe di essere sostenibili, entro il 2019. Queste grandi banche devono rivedere il proprio modello di business, dice il Fondo.

L'Fmi è preoccupato anche della montagna di debito che si sta accumulando nell'economia mondiale, 135mila miliardi di dollari nei Paesi del G-20, pari al 235% del pil, di cui un terzo concentrato negli Stati Uniti e in Cina.

11 OTTOBRE 2017
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