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Premium: Sky e Mediaset sono alla stretta finale
di Marigia Mangano
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Entra nel vivo la trattativa tra Sky e Mediaset per la cessione di Premium. Secondo quanto ricostruito dal Sole24 Ore, dopo il fallimento dell’accordo con Vivendi e il blitz avvenuto alla fine dello scorso anno da parte dei francesi nel capitale di Mediaset, il colosso internazionale della pay tv avrebbe avviato un confronto con il Biscione per capire se, dopo il precipitare degli eventi sul fronte d’Oltralpe, si fossero create le condizioni per riaprire un tavolo di trattative. Oggi il titolo Mediaset sale in Borsa in seguito a questi sviluppi.

Trattative che, secondo quanto si apprende, sarebbero ora in pieno svolgimento, tanto che qualcuno parla di una vera e propria accelerazione. E lo scoglio del prezzo, che in passato è stato decisivo per far saltare potenziali accordi, non sarebbe più ritenuto insormontabile. In pratica, si racconta negli ambienti finanziari, i valori dati alla società controllata da Mediaset dalle parti, seppur non ancora allineati, sarebbero meno distanti rispetto ai tentativi precedenti. Ci sarebbe dunque spazio per trovare una intesa in tempi stretti. Nel frattempo non si sblocca la situazione di stallo che si è venuta a creare tra Fininvest e Vivendi nel capitale di Mediaset. Ieri, il presidente di Banca Imi, Gaetano Miccichè ha auspicato un accordo tra i due gruppi.

L’interesse di Sky per Mediaset Premium, del resto, è noto, tant’è che già prima dell’accordo fatto con Vivendi c’erano stati contatti concreti tra le parti, poi sfumati per le valutazioni assai lontane sulla società controllata dal Biscione. Un corteggiamento avvenuto a più riprese ma a cui Mediaset, dopo aver avviato le cause miliardarie di risarcimento danni contro Vivendi in cui chiedeva l’esecuzione del contratto, non poteva dare seguito. Dopo l’affondo nel capitale del gruppo televisivo da parte di Bolloré, il quadro è però profondamente cambiato e l’accumulo di un pacchetto del 28,8% nel capitale della società di Cologno Monzese ha sostanzialmente “liberato” Mediaset da qualsiasi possibile ripercussione sul fronte delle cause legali già avviate. Il Biscione, dunque, sta ora valutando strade alternative e concrete con il concorrente americano. Peraltro, un eventuale accordo per la cessione della pay tv non passerebbe da alcuna assemblea, in quanto di competenza del consiglio di amministrazione.

L’accelerazione di queste settimane, ad ogni modo, si spiega anche con la necessità di dar seguito in tempi stretti a un possibile accordo con Sky. Questo perché se Vivendi dovesse decidere mai di lanciare una offerta pubblica di acquisto su Mediaset, evidentemente scatterebbe la passivity rule, ovvero la regola che impone al management e agli azionisti della società sottoposta ad Opa di non mettere in atto delibere societarie pregiudiziali al buon esito della stessa. Non solo. Se Bolloré dovesse chiedere un’assemblea per l’allargamento del consiglio di amministrazione di Mediaset, anche in questo caso secondo alcune interpretazioni, nel periodo che intercorre dall’annuncio della convocazione fino al giorno dell’assise, non si potrebbero avviare operazioni in grado di avere impatti sensibili sulla società. Del resto i rapporti tra Vivendi e Mediaset non sembrano registrare sviluppi e lo stallo ormai dura da qualche mese. «Penso sempre che quando ci sono situazioni di stallo di gruppi industriali è meglio che si trovino degli accordi», ha detto il presidente di Banca Imi, Gaetano Miccichè, a margine di un incontro sui rapporti tra Italia e Russia, rispondendo ad una domanda sulla vicenda Mediaset e Vivendi. Intesa, insieme a Unicredit e a Jp Morgan, è advisor di Mediaset. «Credo che un accordo è sempre nell’interesse delle aziende. Questo fa parte dello stile della mia banca che è quello di favorire sempre gli accordi. Noi siamo advisor ma sono società quotate quindi posso fare solo auspici», ha concluso Miccichè.

In realtà la vicenda sembra ancora lontana da una soluzione. Piuttosto, ci sono solo scadenze certe. Il 21 marzo, con necessità di costituzione di Vivendi entro i 20 giorni precedenti, è fissata la prima udienza civile a Milano della causa avviata da Mediaset e Fininvest per l’esecuzione del contratto e i relativi danni. E non presto (il termine formale è attorno a metà aprile) l’Agcom fornirà il risultato ufficiale della sua istruttoria sulla questione, con precedenti probabili udienze delle parti, anche se è quasi scontato il divieto per i francesi di detenere sia la quota di controllo di Telecom sia quella di “blocco” in Mediaset. E nemmeno l’altra scadenza di aprile (cioè la possibilità per Fininvest di acquistare azioni Mediaset) sembra obbligatoriamente sbloccare la situazione: dopo lo shopping di dicembre, in primavera Fininvest potrà infatti comprare solo poco più dell’1,2% del gruppo televisivo, un pacchetto di azioni utile ma che non sposta gli equilibri sostanziali

17 FEBBRAIO 2017
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