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Veneto Banca, ecco i rilievi Bankitalia
di Fabio Pavesi
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C’era la vecchia Alitalia Servizi in amministrazione straodinaria dal 2008 con un prestito che Veneto Banca si ostinava a tenere ancora in bonis nel 2013. E c'era Denis Verdini cui l'istituto di Montebelluna aveva concesso, a settembre del 2012, 7,6 milioni di prestito «per ripianare l'insolvenza verso il sistema e anche per poter pagare la sanzione che Banca d'Italia gli aveva irrogato». Il tutto «senza alcuna valutazione del patrimonio di Verdini ai fini del rimborso del prestito».

Sono solo alcune delle anomalie più eclatanti riscontrate nelle pagine della relazione ispettiva di Banca d’Italia del 2013 che Il Sole 24 ore ha potuto consultare e che ha prodotto la maxi-multa da 2,7 milioni comminata all'intero ex Cda nel 2014 e che è ora alla base dell'inchiesta della Procura di Roma e che vede indagati l'ex presidente Flavio Trinca e l'ex ad Vincenzo Consoli, che è tuttora direttore generale dell'istituto. Una relazione dura, che rileva criticità e carenze diffuse nella gestione dell'era Consoli-Trinca al vertice di Veneto banca. Gli ispettori rilevano che sono inattuati gli indirizzi sulla rischiosità dei crediti. Vero punto dolens della banca quella della gestione dei prestiti. Con scarsi approfondimenti sulla situazione economico-patrimoniale degli affidatari e basati in molte circostanze solo sulla notorietà dei clienti.

E così nonostante pareri negativi della tecnostruttura, il vertice dell'istituto deliberava lo stesso la concessione di credito. Bankitalia cita i casi del gruppo Acqua Marcia, il gruppo Biasuzzi, la Lotto Sport e Boscolo Group dove la concessione del credito è arrivata nonostante la situazione difficile dei soggetti. O addirittura, in un caso, fidi immobiliari concessi a un cliente per l'intero valore in assenza della concessione edilizia.

La classificazione dei crediti già censurata nel 2009 era assai carente. O meglio tendeva a dissimulare il reale grado di esigibilità. Venivano infatti mantenuti a bilancio prestiti in bonis di società con rilevanti perdite se non insolventi come ad esempio la stessa Alitalia servizi; o il gruppo Ancona Hotels o la Faram-MioDino tra i casi citati dagli ispettori.

Nella radiografia del portafoglio prestiti Bankitalia impone di far passare da “normale a incaglio” ben 124 posizioni, tra cui Boscolo Group; Chia Sardegna; Infracom; Lotto Sport, il gruppo Benigni; Est Capital; Mobil Record; Ferretto Bruno solo per citarne alcuni. E rileva come sofferenze una trentina di posizioni che la banca teneva in bonis. Tra le società figura Attinia srl; Hollerith; Omega; i gruppi Caroprese; Rossetti-Abbiate e Tumino Santo. La lunga ispezione su un campione del consolidato rileverà al 31 marzo del 2013 una differenza di quasi 1,2 miliardi di sofferenze e incagli tra la Banca d'Italia e la classificazione di Veneto banca. Per la Vigilanza le sofferenze erano pari a 2,7 miliardi contro i 2,19 miliardi dichiarati da Montebelluna. Così come mentre Montebelluna denuncia incagli per 1,18 miliardi, Bankitalia ne rileva per 1,8 miliardi.

Ma non c'era solo il mascheramento dei crediti malati. Bankitalia scoperchia il vaso della pratica di finanziamenti “dichiaratamente concessi per l'acquisto di azioni Veneto Banca”. E la pratica denunciata a Il Sole 24Ore da molti clienti di esigere “titoli a garanzia di finanziamento, aggirando il relativo divieto attraverso patti di ritenzione e compensazione”. Il Sole 24 ore aveva documentato in tal senso la situazione di Enna Energia una piccola srl che riceve un prestito da Veneto Banca per 2 milioni, ma accompagnato, o meglio legato a filo doppio con l'acquisto da parte della società sicula di azioni della stessa Veneto Banca per un valore di 301 mila euro. Nel bilancio di Enna Energia l'acquisto contemporaneo di azioni a fronte del prestito viene definito «un atto di ritenzione e compensazione».

Ma nel rapporto della Vigilanza emerge anche la pratica del finanziamento ai grandi soci per l’acquisto di azioni. Tra i nomi spiccano Ivana Martino, moglie di Pietro D’Aguì, azionista storico della Bim, la banca acquisita per il 70% da Montebelluna; Gianfranco Zoppas; Modena Capitale di Giampiero Samorì; i fratelli Francesco e Claudio Biasia; Giuseppe Stefanel. Nessuno di loro è indagato, ma sono stati oggetto di perquisizioni nel blitz della Guardia di Finanza. Contattato da Il Sole 24 Ore, Pietro D’Aguì, a proposito della posizione della moglie Ivana Martino ha dichiarato che «quel finanziamento è stato chiuso nel 2013 ed era iper-garantito da attività», quindi con nessun rischio fatto correre alla banca. Gianfranco Zoppas dice che le azioni Veneto Banca in suo possesso sono state acquisite con i suoi soldi. La posizione di Giuseppe Stefanel è rimarcata dagli ispettori di Banca d’Italia. Nella relazione è scritto testualmente che Giuseppe Stefanel «ha acquisito 5,2 milioni di euro di azioni Veneto banca a fronte di uno scoperto di conto corrente contestuale per 15 milioni con cui è stato sottoscritto l’aumento di capitale dell’aziienda Stefanel. In seguito altri 2 milioni di euro di titoli Veneto con un nuovo scoperto di conto da 4 milioni. Secca la replica del portavoce di Giuseppe Stefanel che dichiara al Sole che non c’è «nessuna contestualità temporale tra l’acquisto di azioni della banca e i finanziamenti. Quelle azioni erano state comprate anni prima».

Per Modena Capitale gli ispettori rilevano «finanziamenti plurimi a carattere speculativo». Il Sole 24 Ore si era già occupato dei rapporti di Modena Capitale con Montebelluna. La banca eroga un fido da 23,4 milioni nel 2011 usato da Modena Capitale per acquistare azioni Mediobanca. Fido iper-garantito e rimborsato nel 2014 in anticipo. Risulta che Modena Capitale abbia comprato azioni per 9,17 milioni di euro, ma lo fa nel 2007 quindi senza alcuna relazione temporale con il successivo prestito. Resta una domanda.Modena Capitale acquista le azioni dal notaio Francesco Giopato nell’agosto del 2007 pagandole 39 euro per azione, mentre per la banca la quotazione quell’anno è di 33 euro. Modena Capitale le strapaga. Perché? La risposta della società è che le azioni in quegli anni delle Popolari andavano a ruba. Infine c’è il capitolo dei finanziamenti agli ex membri del Cda. Bankitalia cita 20 milioni a Zoppas; 6,1 milioni a Biasia; 2,6 milioni a Flavio Trinca; 400mila euro al coniuge di Franco Antiga e 2 milioni alla moglie di Consoli. Del resto come ha documentato Il Sole 24 Ore, la banca era assai munifica con i suoi vertici. All'ex cda della banca di Montebelluna erano garantiti affidamenti copiosi. Solo nel 2013, infatti, i prestiti accordati ai membri dell'ex Consiglio di amministrazione dell'istituto veneto valevano ben 140 milioni di euro.

2 APRILE 2015
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