Musica
Il “Rosenkavalier” di Hofmannsthal e Strauss in cartellone a Stresa (con l’orchestra Verdi)
di Armando Torno
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Il “Rosenkavalier”, terza collaborazione operistica tra Richard Strauss e Hugo von Hofmannsthal, ebbe sin dalla sua première (Dresda, 1911) un immediato successo, diventando in breve tempo una delle opere liriche più rappresentate nei teatri tedeschi e non solo, giacché per esempio la sua prima italiana ebbe luogo alla Scala solo due mesi dopo il debutto.

Nell'intento di ampliare il già notevole ritorno in termini di diritti d'autore di questo lavoro, fu proprio lo scrittore austriaco a pensare a una versione cinematografica dell'opera, in un senso davvero moderno, ossia quello di uno sfruttamento commerciale di un medium (il cinema) che allora stava prendendo piede, approfittando della popolarità che l'opera aveva acquisito e consolidato sui palcoscenici.

Così, nel 1924, la casa di produzione Pan Film decide di finanziare l'operazione, coinvolgendo un regista allora molto noto (lo è ancora oggi, per la verità), ossia Robert Wiene, maestro dell'espressionismo tedesco e autore del celeberrimo “Gabinetto del dottor Caligaris”. Hofmannsthal, però, pensava a una trasposizione quasi letterale dell'opera in film, mentre alla casa di produzione avevano idee diverse, tant'è che affidarono la creazione di una nuova sceneggiatura, basata ovviamente sui caratteri dell'opera, allo stesso Wiene, in collaborazione con Ludwig Nerz.

Pur mantenendo la struttura tripartita dell'opera (tre sono anche le parti del film), il risultato differisce in maniera abbastanza rilevante dal libretto originale. Fondamentale è l'inserimento di un personaggio (il Maresciallo), che invece nell'opera era solo evocato nel ricordo della sua consorte (la Marescialla), giacché fisicamente lontano, impegnato sul campo di battaglia. È proprio per dimostrare la sua bravura nel girare scene di massa, Wiene inserisce nel film intermezzi guerreschi, per i quali Strauss deve fornire nuova musica rispetto all'opera, in alcuni casi riciclando suo materiale precedente; solo in un'occasione compone un pezzo ex novo, vale a dire la “Marcia militare in fa maggiore”, che si ascolta proprio nell'ultima apparizione del personaggio sul campo di battaglia. Anche per la festa in costume che chiude l'opera, Strauss ricicla un suo lavoro per pianoforte, vale a dire un frammento della “Tanzsuite”, tratta da Couperin.

Ovviamente la durata dell'opera, che si aggirava attorno alle tre ore, fu ridotta a 145 minuti, tanto ci volle per la proiezione del film alla prima assoluta del 1926, tenutasi presso il Semperoper di Dresda (con la pausa si arrivò a 165 minuti). Per facilitare la circolazione della pellicola, si decise un taglio di venti minuti circa, ma nonostante ciò le difficoltà rimanevano quasi insormontabili, non solo per la grande orchestra necessaria all'esecuzione della partitura (più di ottanta elementi) ma anche per il fatto che, comunque, l'opera continuava a rimanere nel repertorio di moltissimi teatri, dentro e fuori l'area germanica.

Così, il film finì nel dimenticatoio, si persero i rulli originali e con loro la partitura, sino a che nel 2006 il maestro Frank Strobel non diresse proprio a Dresda la nuova versione restaurata di questo capolavoro, al quale però continuano a mancare i venti minuti finali. Un'occasione più unica che rara per godere delle bellezze di questo “Der Rosenkavalier” ce la offre il Festival di Stresa, che nel suo cartellone ha programmato proprio la visione della pellicola, accompagnata dalla colonna sonora originale eseguita dall'Orchestra Verdi di Milano, diretta dallo stesso Strobel. L'appuntamento è per le ore 20 di martedì 4 settembre, presso il Palazzo dei congressi di Stresa.

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