Cinema
Venezia, commuove “Roma”: la bella fiaba felliniana del premio Oscar Cuaròn
di Cristina Battocletti
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La piccola sagoma di un aero si riflette in uno specchio d’acqua formatosi durante le pulizie di un cortile. Siamo nel 1971, nel quartiere borghese di Roma a Città del Messico e Alfonso Cuaròn si intrufola nei ritmi di una famiglia come tante. C’è una giovane coppia con quattro figli, che assieme alle domestiche di origine mixteca, Cleo e Adela (Yaritza Aparicio e Nancy Garcia), conduce una vita fatta di piccole e semplici abitudini. Ma sin dalle prime immagini, il regista messicano ci avverte di una minaccia incombente, come i gorghi di sapone e di acqua che si formano nella pozzanghera.

Cuaròn indaga attraverso gli occhi di Cleo, che è molto più di un’inserviente: è parte integrante e fondamentale della grande famiglia e ama i bambini come se fossero i suoi. Così, quando confessa alla “padrona” Sofia (Marina de Tavira) di essere incinta del fidanzato Fermin (Jorge Antonio Guerrero), datosi alla fuga alla notizia del bambino, questa la accoglie e la aiuta. La capisce bene Sofia, perché il marito l’ha appena lasciata per un’altra donna. Lo sanno anche i bambini, nonostante la mamma continui a dire che il padre è in Canada per partecipare a un congresso che si fa eterno. Tutti però sostengono la bugia nell'aria elettrica di un temporale sentimentale che fa fatica a sfogarsi.

Mentre i bambini continuano la loro vita routinaria, fatta di scuola e di piccole zuffe fraterne, Cleo cerca di responsabilizzare Fermin andandolo a cercare nella periferia della città dove vive. In un’atmosfera da magia circense, Cleo guarda il suo uomo fare ginnastica orientale, in un machismo che è pura cosmesi della vigliaccheria. Non molto diversa da quella del padre dei bambini, che si rifiuta di aiutare economicamente la famiglia per fare la bella vita.

È una piccola storia di dolori comuni, come quelli che sovente sconvolgono le famiglie, quella di “Roma”. Un po’ fiaba felliniana e un po’ incubo, sogno e troppo dura realtà, come è la vita. Girata in bianco e nero con grande delicatezza, “Roma” svela pian piano un universo femminile eroico, che rivela dei risvolti autobiografici. Si intuisce che il regista poteva essere uno di quei quattro figli, su cui è piombata anche la Storia con la esse maiuscola, con le rivoluzioni sociali e gli scontri della milizia contro gli studenti.
Nelle sale e distribuita da Netflix dal 14 dicembre, “Roma” sicuramente incontrerà il gusto del presidente della giuria del Toro. Già premio Oscar per “Gravity”, presentato alla Mostra cinque anni fa, Cuaròn ha girato un film bellissimo e commovente, l’universo in una pozzanghera.

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