Arte
Addio a Vincino, vignettista satirico di mezzo secolo di politica italiana
di Fr.Pr.
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Caustico, persino irritante agli occhi del lettore che non era d’accordo con la sua visione dei fatti. Spietato, incapace di fare sconti, sempre ben al di là della linea del politicamente corretto. Minimalista nello stile, meglio ancora: essenziale. In una sola parola Vincino, firma dietro la quale si nascondeva Vincenzo Gallo, senza dubbio tra i maggiori vignettisti satirici che abbiano raccontato la politica italiana dell’ultimo mezzo secolo, a «Lotta Continua» come al «Corriere della Sera», a «Cuore» come al «Foglio». È morto oggi a Roma all’età di 72 anni, dopo una lunga malattia che non gli aveva impedito contontinuare a lavorare.

L’ultima vignetta per «Il Foglio»
L’ultima vignetta è stata pubblicata oggi dal «Foglio», quotidiano nel quale ha lavorato per 22 anni, praticamente dalla sua fondazione. Autobiografica, com’era spesso e volentieri per Vincino. Il suo autoritratto abbozzato e tre righe in stampatello: «Comunque sarò il prossimo James Bond... (di sicuro...)». Superlativo come commiato, almeno quanto il suo percorso creativo. Particolare curioso: tra i messaggi di cordoglio più commossi, ci sono quelli di Forza Italia, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Cordoglio trasversale, per una matita che colpiva tutto l’emiciclo parlamentare. «Vignettista dai facili costumi» era la definizione che da anni aveva fatto sua. Forse per quella strana strada che è la vita che lo aveva portato dagli inizi con «Lotta Continua» agli ultimi anni con «Il Foglio». Ma Vincino ha seguito - matita alla mano - una sola linea: quella di riportare nei suoi disegni le contraddizioni, i vizi e le ipocrisie del nostro tempo. Da uomo libero.

La laurea in architettura
«È stato la nostra speranza, il nostro specchio, la nostra risorsa d’acqua e di alcol e di fumo», è il saluto che campeggia sul sito de «Il Foglio», il primo a dare la notizia della sua scomparsa. «Hai disegnato i grandi mostri della politica italiana... e mi hai lasciato solo con i mostriciattoli. Ciao Vincino amico mio», ha scritto su Twitter l’amico e collega Vauro. Vincino era nato a Palermo nel 1946. Nel 1968 si avvicinò ai movimenti studenteschi e operai militando in Lotta Continua. Nel 1972, fresco di laurea in architettura (con una tesi su un centro sociale che assomigliava pericolosamente al carcere dell’Ucciardone) e dopo le prime esperienze da disegnatore a «L’Ora di Palermo», sbarcò a Roma, chiamato dal giornale del partito extraparlamentare, dove rimase fino al 1978 quando diede vita a «L’avventurista», inserto satirico dello stesso giornale.

La nascita de «Il Male»
In quell’anno partecipò alla nascita della rivista «Il male», di cui sarà direttore per quattro anni (dei cinque in cui venne pubblicata), fino alla chiusura, nel 1982. Esperienza condivisa con il grande Andrea Pazienza. Poi è la volta della direzione di «Ottovolante», uscito per soli dieci giorni, ma con importanti collaboratori, tra cui anche Jacopo Fo. Seguono collaborazioni con «Il Clandestino», supplemento de «l’Espresso», con «Tango», supplemento de «l’Unità», con «Linus», con Zut, con il «Corriere della Sera, con «Cuore», di cui sarà una delle colonne portanti dal 1988 alla chiusura. Nel 1987 fece risorgere «Il Clandestino» con Vauro, Riccardo Mannelli e Saviane. Innumerevoli le piccole e grandi pubblicazioni che marchia con i suoi disegni. Nel 2011, con Vauro, rifonda la storica rivista satirica Il Male, che ha chiuso nel 2013. In queste ultime settimane aveva pubblicato un nuovo libro: Mi chiamavano Togliatti. Autobiografia disegnata a dispense - Tomo I (abbiate fede).

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