Letteratura
Elogio del buon imprenditore
di Armando Torno
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Negli ultimi anni si è parlato di Benedetto Cotrugli, un dalmata di Ragusa vissuto nel XV secolo, che fu mercante e umanista. Una sua opera, il “Libro de l'arte de la mercatura”, ebbe l'edizione di riferimento nel 1573, fu poi ristampata del 1602. Comunque il testo, della metà del Quattrocento, circolò anche manoscritto e non dovette attendere il secolo successivo per essere apprezzato.

Lo scorso anno l'opera di Cotrugli è stata tradotta in inglese da John Francis Phillimore e pubblicata dalla casa Palgrave Mc Millan; tale iniziativa fu preceduta nel 1990 dall'edizione di Ugo Tucci, uscita da Arsenale Editrice (con sedi a Verona e Venezia). E nel 2016 vide la luce una nuova edizione critica, realizzata dalle Edizioni Ca' Foscari, disponibile online: il testo è stato curato da Vera Ribaudo, la premessa è di Tiziano Zanato.

Perché occuparsi oggi di Cotrugli e del suo libro? Va detto innanzitutto che Ugo Tucci, storico dell'economia, ha posto in rilievo il fatto che questo mercante umanista offrì la prima descrizione della “partita doppia”; inoltre tale autore è un pioniere dell'etica degli affari o di quella cosa che così chiamiamo. Già nella prefazione alla sua opera, egli ricorda il proprio scopo: “Volontà e desiderio d'aquistare roba con honore et senza ofendere Dio et lo proximo”. Scrive in volgare, lingua “più comune et più inteligibille a mercanti”.

Ora Cotrugli ritrova la via delle librerie “in una chiave più immediata attuale e comprensibile”, a cura di Alessandro Wagner, con una prefazione di Brunello Cucinelli e un titolo rivolto al vasto pubblico dei lettori non specialisti: “Arricchirsi con onore. Elogio del buon imprenditore” (Rizzoli, pp. 192, euro 15). L'antico volgare è stato “tradotto”, il testo “scremato delle parti troppo collegate al contesto in cui è nato”. Le regole degli affari riacquistano una loro forza calate nell'attualità, in un mondo che ormai ha “finanziarizzato” l'economia e nel quale le crisi sono un'opportunità per gli speculatori.

L'opera di Cotrugli si trasforma in “quindici regole d'oro”; in appendice al libro c'è un saggio che indica “Le tappe della riscoperta” e non ne manca uno dello stesso Wagner dedicato all'avventurosa storia di Cotrugli e alle peripezie affrontate da queste pagine. Utili anche i venti aforismi posti in calce “per chi ha fretta” (il trattato ne contiene a iosa).

Tra essi vale la pena ricordarne un paio. Uno lo dedichiamo alla classe politica in genere, non a un personaggio in particolare: “I sovrani e i governi non hanno mai capito né capiscono i mestieri relativi all'amministrazione del denaro”. Il secondo recita: “Quando ti avanza tempo, leggi!”. Qui, però, dobbiamo aggiungere una raccomandazione. Al tempo di Cotrugli non c'erano quelle montagne di libri fasulli e inutili da cui oggi siamo afflitti e il suo invito era prezioso. Ora occorre attualizzare: “Leggi con attenzione!”.

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