Teatro
Addio a Luigi, l’ultimo De Filippo
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A 87 anni d’età si è spento a Roma Luigi De Filippo, ultimo erede della storica dinastia napoletana che ha fatto grandi il teatro e il cinema italiano. Attore, regista e commediografo, figlio di Peppino De Filippo, insuperabile spalla di Totò, e dell’attrice Adele Carloni, era nato a Napoli il 10 agosto 1930. Fino a metà gennaio era stato in scena, con la commedia dello zio Edurardo Natale in casa Cupiello, al Teatro Parioli di Roma di cui era direttore artistico.
Giovanissimo, nel 1949, Luigi era salito sul palco del Teatro Valle di Roma con una rivista scritta da lui, intitolata Questa sera alle nove e la recita assieme ai suoi compagni di liceo, ottenendo un grande successo. Un predestinato.

La dinastia di Eduardo Scarpetta
Con Luigi De Filippo sparisce dalle scene (almeno per ora) il cognome che, insieme a Pirandello, ha «fatto» il teatro della prima metà del Novecento italiano, valicando tante volte i confini nazionali. Un teatro (e poi un cinema) erede della grande tradizione napoletana, ma rivolto a un paese intero, cui avrebbe raccontato miserie e risate dell’animo umano. E che tutti in quella famiglia, Luigi compreso, avevano imparato ancora in fasce, seduti in terra dietro le quinte, sera dopo sera, mentre i «grandi» recitavano. Luigi era il primogenito di Peppino, il fratello minore di Eduardo e Titina. Ovvero, come tutti avevano sempre sospettato e come lo stesso Peppino rese ufficiale in una biografia del ’77 (Una famiglia difficile), i figli illegittimi della sarta teatrale Luisa De Filippo e di Eduardo Scarpetta, il più importante autore e attore a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Il «testimone» di donna F ilumena Marturano
Mamma di Luigi era, invece, Adele Carloni, anche lei attrice e ballerina: dal palcoscenico aveva conquistato Peppino, sposandolo nel ’29. Il matrimonio non sarebbe durato, ma Luigi crebbe tra le lezioni in scena di Eduardo, il pianoforte con Titina e, più tardi, le risate del padre con Totò. Addirittura amava raccontare di esser stato lui il primo ad ascoltare la Filumena Marturano, il capolavoro scritto per Titina, direttamente dalla bocca di Eduardo: aveva 15 anni e accompagnava la famiglia in tournée, quando lo zio gliela lesse in anteprima in camera d’albergo. E dopo il debutto ufficiale in teatro, a 21 anni nel ’51 con la compagnia di papà, sarà proprio nella Filumena che esordirà al cinema (era uno dei tre figli della protagonista). Quando poi un grandioso ed eterno litigio separò Eduardo e Peppino, più volte tentò di riavvicinarli.

L’esperienza ai Parioli
Erede non solo di un repertorio, che ha portato in scena fino all’ultimo, ma anche di un modo di intendere e fare il teatro, fondando una sua compagnia nel ’78 e prendendo in gestione in prima persona il Parioli Peppino De Filippo di Roma ebbe modo di sperimentare anche i classici di Gogol’, Molière e Pirandello. Proprio al Parioli nel 1973 aveva debuttato con la prima commedia scritta di suo pugno, Storia strana su una terrazza napoletana, a fianco al padre Peppino. Il pubblico apprezzava: più volte fu premiato con il Biglietto d’oro, onoreficenza riservata ai campioni d’incassi. I funerali saranno celebrati martedì 3 aprile alle 11.30 nella Chiesa degli Artisti di piazza del Popolo a Roma. Numerosi i messaggi istituzionali di cordoglio, da quello del sindaco di Napoli Luigi de Magistris («Condoglianze dalla città») a quello del ministro uscente dei Beni culturali Dario Franceschini («Il teatro italiano perde uno dei suoi maggiori autori e interpreti, che con ironia e leggerezza ha caratterizzato il secondo Novecento del nostro palcoscenico»), fino a quello del nuovo presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati che trova «davvero straordinario e significativo che, pur provato dalla malattia, abbia continuato a stare in scena nel suo ultimo lavoro teatrale fino alla fine».

Il dualismo con Luca
Anche Luigi ebbe poi il suo alter ego in famiglia con Luca, figlio di Eduardo e suo cugino di 18 anni più giovane. Diversi fisicamente, come i rispettivi padri. Ma anche nel percorso personale, con Peppino che da subito sposò l’eredità del proprio nome. E Luca che invece esordì con un cognome d’arte, Dalla Porta, sperimentando anche Pinter, Beckett o Moliere. Ma uniti, ricordò Luigi nel suo saluto al funerale del cugino, prematuramente scomparso nel 2015, «dall’orgoglio di essere napoletani e di chiamarci De Filippo». Nella comune missione di «un teatro che diverte, ma che fa anche pensare, un teatro sociale che porta in scena la lotta quotidiana dell’uomo per dare un senso alla propria esistenza». Per poi concludere, con una celebre battuta di Natale in casa Cupiello (la piece che ha portato in scena fino a gennaio), «Luca, pure a me non me piace ’o presepio».

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