Musica
Il De André (in romanesco) «divide» ma batte anche la Champions League
di Francesco Prisco
Img Description

Prima di contestare tutto quello che leggerete in questo articolo, dovrete per forza concordare su alcuni numerini: la prima puntata della fiction dedicata a Fabrizio De André, trasmessa martedì su Rai 1, ha vinto la battaglia della prima serata con 6,1 milioni di spettatori e uno share del 24,3 per cento. La seconda, se possibile, ieri sera ha fatto ancora meglio: 6,2 milioni di spettatori e share al 25,5 per cento. «Faber» meglio de L’isola dei famosi e della partita di Champions League Paris Saint Germain-Real Madrid, controprogrammazione tutt’altro che trascurabile di Canale 5. E scusate se è poco.

Scusate se l’Italietta della Tv generalista ha sollevato il capo dalle gesta eroiche di Filippo Nardi e Francesca Cipriani per puntare lo sguardo sulla genesi di Tutti morimmo a stento. Scusate se, una volta tanto, qualcuno si è distratto dal tubo catodico più scostumato per concentrarsi su un film in costume. Scusate se alle magie di Cristiano Ronaldo e Neymar la ggente ha preferito quelle di un poeta che rifiutava questa definizione. E magari ha imparato qualcosa.

Questa di Marinelli è la storia vera
Fatte tutte queste premesse, vale la pena entrare nel merito di come il pubblico di De André ha accolto il De André interpretato da Luca Marinelli: oltre 6 milioni di spettatori, ok, ma divisi a metà come il Mar Rosso di fronte a Charlton Heston vestito da Mosé. Lo capisci dalle reazioni social come dai discorsi in metropolitana: da un lato quelli che si sono commossi per Preghiera in gennaio, estremo saluto di Faber di fronte al gesto estremo dell’amico Luigi Tenco, dall’altro quelli che non hanno mandato giù l’accento romanesco di Marinelli, forse troppo imbrigliato, nell’italico immaginario collettivo, nell’interpretazione del personaggio dello Zingaro di Lo chiamavano Jeeg Robot. Chi ha ragione? Partiamo dalle ragioni degli spettatori delusi. Le loro critiche sono essenzialmente queste.

Tra le «signorine» della Città Vecchia
Uno: De André è diventato De André per l’assidua frequentazione dei bordelli della Genova del dopoguerra. A tanti non è piaciuto l’accento che il regista ha messo sulla dimestichezza con le prostitute dell’autore di Bocca di rosa. Qualcuno l’ha interpretata come una concessione a un immaginario maudit facile facile: sigaretta in bocca, whisky in mano, puttana a fianco. Questa critica facciamo una certa fatica a comprenderla, probabilmente perché da ragazzi abbiamo letto e riletto Non per un dio ma nemmeno per gioco, la biografia di Faber firmata da Luigi Viva (Feltrinelli, euro 9,50, pp. 225). Certe esperienze De André da ragazzo le ha fatte, in vita non lo ha mai nascoto ed, evidentemente, hanno avuto un peso tutt’altro che secondario nella genesi della sua poetica. Scandalizzarsi è roba degna del «vecchio professore» de La città vecchia.

Se Faber parla romanesco
Due: troppa disinvoltura dialettale nella recitazione degli attori principali. Marinelli fa una certa fatica a tenere a bada la cadenza romanesca, Fantastichini pure mentre Gianluca Gobbi non si capisce perché dà un incedere vagamente toscano alla parlata del suo Paolo Villaggio e i sequestratori sardi sembrano residenti a Centocelle. Tra tutte le critiche mosse alla fiction, questa è quella che ci sentiamo di condividere di più. Ci voleva «più Genova» nella parlata di Faber e di chi ha condiviso la sua avventura. Sarebbe stato un atto d’amore necessario nei confronti di chi, in dialetto genovese, ha concepito un capolavoro come Crêuza de mä.

C’è poco Faber nella fiction su Faber
Questa è una contestazione molto frequente, ma - ci sentiamo di dire - piuttosto opinabile. L’opera diretta da Luca Facchini sarebbe colpevole di non riuscire a cogliere lo spirito più profondo del cantautore genovese, la complessità del personaggio, addirittura lo spessore umano e intellettuale. A vantaggio degli aneddoti biografici, in specie quelli amorosi. E qui bisogna dire: è vero, non c’è tutto De André nella fiction di Rai 1 e sarebbe stato strano il contrario. Un biopic, che piaccia o meno, è un’operazione di sintesi che tiene dentro alcune cose e ne lascia fuori altre. Sempre e comunque. Devi soffermarti sulla cover di Mina de La canzone di Marinella, perché è da quel preciso momento che (grazie a un assegno Siae) cambia la vita di De André, magari sfumi sulla genesi di Non al denaro, non all’amore, né al cielo o Storia di un impiegato. Troverai sempre qualcuno pronto a metterti in croce per queste omissioni, perché troverai sempre qualcuno per il quale Non al denaro, non all’amore né al cielo e Storia di un impiegato sono pezzi imprescindibili della propria vita. Dischi importanti più di quanto non fossero stati importanti per lo stesso Faber.

Che impressione De André sulla Tv generalista
Il problema allora, in tutta probabilità, non è tanto la fiction su De André - nella quale Marinelli ha tirato fuori una capacità mimetica degna di nota - ma il popolo di De André, quelli che amano gelosamente la sua parola e ne stanno vivendo in maniera controversa la divulgazione televisiva, quelli che «De André è roba nostra» e mai avrebbero voluto un film che lo portasse su Rai 1 in prima serata, tre giorni dopo la fiction del Sanremo di Claudio Baglioni, uno che negli anni Settanta incarnava per eccellenza l’anti-De André. Sono i fedeli della chiesa di Faber, stanno soffrendo e vanno rispettati, con la consapevolezza che nessun regista avrebbe potuto accontentarli, meno che mai una produzione della Tv generalista destinata alla prima serata. Stanno soffrendo ma siamo convinti che sono in ottima compagnia: l’ultimo su questa terra a volere un film su Fabrizio De André sarebbe stato proprio Fabrizio De André. Anche se il film è venuto molto meglio di quello che ci si sarebbe potuto aspettare.

Hai raggiunto il limite di 10 articoli gratuiti disponibili questo mese.
Abbonati a Il Sole 24 Ore Mobile per avere accedere illimitatamente a tutti i contenuti del sito mobile
Inserisci il tuo numero di cellulare per attivare l'offerta o, se sei già abbonato, per continuare a leggere.
Altre informazioni