Danza
Montevideo, gioia di vivere tra danza classica e moderna
di Marinella Guatterini
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Montevideo è lontana: conosciamo poco il suo mondo coreutico. Grazie all'approdo del Ballet Nacional dell'Uruguay nella ricca stagione di danza del Teatro Comunale di Vicenza, ora sappiamo qualcosa in più. È una compagnia accademica, passata nel 2010 sotto la guida di Julio Bocca, gran star del balletto anni Ottanta e Novanta, in specie quando all’American Ballet Theatre strinse un patto di ferro con Alessandra Ferri e con lei diede tangibile prova del suo turgore danzante.

Dopo l’addio alle scene, la generosa star fondò e diresse diverse compagnie, finché non fu la capitale al di là del Rio de la Plata, cioè di Buenos Aires, sua città natale, a chiamarlo per un’impresa quasi disperata. Risollevare dalla depressione una compagine sbocciata nel 1935 - il Ballet Sodre (Servicio Oficial de Difusion, Radiotelevision y Espectaculos) - e costretta, negli anni Settanta ad interrompere la sua carriera in ascesa. Con Bocca gran fermento di pubblico e coreografie anche moderne concesse in virtù della sua fama. Come Sinfonietta, di Jiří Kylián, vero lancio internazionale (nel 1978) del Nederlands Dans Theater.

Sull’eponima composizione del compatriota ceco Leoš Janáček (1926), Kylián intreccia un libero incontro di ballerini solitari, in coppia, poi destinati ad esaltare con gioia e un filo di melanconia, il famoso Andante con moto della partitura “militaresca” in cinque parti. Esecuzione piacevolmente corretta, come in Adagietto di Oscar Araiz, altro argentino dal curriculum nutrito, e in uno stralcio dalla Carmen di Marcia Haydée (2004). Nella serata vicentina spiccavano una Sigaraia istintiva e quasi feroce, che dice persino a parole di quanto tenga alla sua libertà, un Don José ormai prostrato ai suoi piedi, e un metaforico amplesso del tutto simile a quello della Carmen di Roland Petit.

Adagietto sulla V Sinfonia mahleriana nacque, invece, e già in forma di duetto, nel 1971: amplifica l’amore di una coppia che si slancia in lift o si piega a formare archi, ma nel finale lei si abbandona nelle braccia di lui, forse per un addio o forse per un’ideale e viscontiana “ morte a Venezia”. Tra i classici del repertorio, Bocca ha scelto una suite da Don Chisciotte con i virtuosismi di Kitri e Basilio, i protagonisti, ma anche il fandango, la danza tra i coltelli, la seguidilla collettiva. Un tête-à-tête di gitani in coppia, assai originale, anticipa il grand pas de deux finale: buona prova per Maria Riccetto e Gustavo Carvahlo.

Qualche neo, come i muscoli rigonfi di taluni ballerini - denuncia un training di forza e non in allungamento - intacca poco la personalità schietta, verace, quasi ingenua del gruppo. Speriamo non vada perduta nell'imminente cambio di direzione. Se ne va Bocca (esausto per il gran lavoro compiuto in sette anni ma resta a Montevideo con incarichi istituzionali) e al suo posto designa lo spagnolo Igor Yebra, cui teniamo ad augurare fortuna.

Ballet Nacional Sodre/Uruguay, Teatro Comunale Città di Vicenza, continua la danza con “Tutu”/ Chicos Mambo 10, 11 febbraio 2018

4 GENNAIO 2018
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