Teatro
In Cous Cous Klan la miscela esplosiva della Carrozzeria Orfeo
di Tiziana Montrasio
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Una miscela esplosiva arriva in scena con Cous Cous Klan. D'altronde c'era da aspettarselo e anche questa volta la Carrozzeria Orfeo non ha deluso le aspettative. La cifra è quella, sancita dai successi di Thanks for vaselina e Animali da Bar, a cui si aggiunge l'ultima fatica del gruppo, un altro efficace squarcio sul mondo dei perdenti, e la trilogia è compiuta. Come sempre il ritmo è incalzante e il linguaggio crudo e senza filtri. Gli ingredienti sono sempre ‘piccanti' ed estremi: emarginazione, razzismo, sopraffazione, cinismo, violenza, disperazione, solitudine, nichilismo. Ma anche sprazzi d'amore, tenerezza e solidarietà. La regia a sei mani - Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi – questa volta ha scelto come contesto un campo ai confini della civiltà, fra il cimitero e la discarica, piazzando in scena due roulotte fatiscenti e una macchina scassata. In questa misera landa si è insediata una piccola comunità di emarginati, tre scombinati fratelli e un mussulmano irregolare convivono trafficando rifiuti e acqua potabile. La famigliola è composta da un ex prete depresso dedito al consumo di droghe, una donna sfatta e senza un occhio che rincorre una maternità per dimenticare un lontano aborto e un ragazzo sordomuto e omosessuale infatuato del dj di Radio Clandestina. Il loro vicino arabo, che tira a campare seppellendo rifiuti tossici ma sognando un lavoro regolare e respingendo i solleciti del padre integralista a seguire la jihad, diverrà presto l'obiettivo riproduttivo della donna in un comicissimo evolversi degli eventi.

Quattro disperati, insomma, ai confini del mondo, a cui si aggiungono due nuovi ospiti spuntati dal nulla: un pubblicitario caduto in disgrazia e senza dimora dopo la separazione dalla moglie e una strana ragazza, visionaria e vittima di violenze, che però convincerà tutti a ribellarsi, ad uscire dalla letargia e partecipare a una rocambolesca avventura per trafugare particolari ‘reliquie' custodite da cardinali dediti a festini sessuali. Si aprirà quindi la strada per la possibilità di un riscatto sociale per tutti. Lo spettacolo è divertimento e dramma, realtà e assurdo, si ride molto, di gusto. Occorre sottolineare la bravura dei sei attori del gruppo (Angela Ciaburri, Alessandro Federico, Pier Luigi Pasino, Beatrice Schiros, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi). Se negli spettacoli precedenti emergeva soprattutto la brava e magnetica Beatrice Schiros come snodo drammaturgico, in quest'ultima produzione lo spessore recitativo appare più omogeneo e si apprezza soprattutto l'affiatamento fra i sei, sempre più evidente e consolidato. Anche in Cous Cous Klan, si legge nelle note di regia, la Carrozzeria Orfeo è impegnata a fotografare senza fronzoli un'umanità socialmente instabile, carica di nevrosi e debolezze, attraverso un occhio sempre lucido, divertito e, soprattutto, innamorato dei personaggi che racconta.

Al Teatro dell'Elfo fino al 31 dicembre (replica speciale con ‘cous cous party' a Capodanno)

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