Danza
Serate francesi a Roma
di Marinella Guatterini
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Bella e iperattiva, ancora alla testa delle étoile del Balletto dell’Opéra di Parigi, Eleonora Abbagnato è una direttrice di compagnia di balletto da ex-ente lirico sotto i riflettori.Giunta alla sua seconda stagione da leader al Teatro Costanzi/Opera di Roma, la palermitana Eleonora (classe 1978), che fa la spola tra la Ville Lumière e la capitale, ha appena nominato una nuova étoile, Alessandra Amato, mentre alla fine del 2015 donava a Rebecca Bianchi il titolo di Prima ballerina, proprio all’indomani del debutto in uno Schiaccianoci, a firma Giuliano Peparini, tornato, per la seconda volta, ad aprire il nuovo cartellone coreutico romano.

Colorato e vistoso, ricco di proiezioni, il classico čajkovskiano, sbriciolato con grandi effetti, un po’da musical, sui tetti di Parigi, si guadagnava, al primo impatto, il record di spettacolo tersicoreo più frequentato, negli ultimi anni, all’Opera romana. Il bis del 18-24 dicembre - apertura di stagione - secondo la Abbagnato «era d’obbligo». Lo Schiaccianoci di Peparini si profilerà come un cult ballet natalizio permanente. Tuttavia, la direttrice sa bene che ad ogni pur eclatante ripresa vanno accostati uno o più inediti. La Bella addormentata, ancora un titolo da grande repertorio di tradizione tardo-romantica, ma nell’inedita versione del francese Jean-Guillaume Bart (nessuna parentela con l'altro già famoso Bart dell’Opéra, Patrice), sarà una sorpresa (8-15 febbraio), grazie all’allestimento di Aldo Buti, all’ospite Iana Salenko (étoile dello Staatsballet di Berlino), e sarà pure un cimento impegnativo per il Corpo di Ballo: in maggio il titolo replicherà al Teatro La Fenice.

Nessuna tournée è purtroppo prevista per un trittico (31 marzo -8 aprile) in cui basta The Concert (ovvero, The Perils of Everybody) di Jerome Robbins (1956), così raro sui nostri palcoscenici, a decretarne il valore. Qui le note di Fryderyk Chopin disegnano una parodia comica della danza classica e provocano, entro il sobrio allestimento di Saul Steinberg e Edward Gorey, un’ilarità quasi costante durante l’intera rappresentazione. Queste note non saranno su nastro registrato come quelle di Stéphane Roy e Antonio Vivaldi per il toccante e notissimo duetto Annonciation di Angelin Preljocaj (in scena la stessa Eleonora Abbagnato), mentre per l’Haydn/ Beethoven/ Schubert / Mahler di Cacti (2010), pièce per sedici danzatori del coreografo svedese Alexander Ekman, considerato “un prodigio”, tornerà a “cantare” l’orchestra, diretta da David Garforth, uno dei direttori della stagione, assieme a David Coleman, Carlo Donadio e Nicolae Moldoveanu.

Nota a parte merita la sviscerata affezione della determinata Abbagnato per Roland Petit. «Ho avuto un legame speciale: con lui sono partita dall’Italia, scelta a soli dodici anni per la sua produzione della Bella addormentata», afferma. «Ho danzato tutti i ruoli più importanti dei suoi balletti e sono stata nominata étoile dell’Opéra di Parigi, nel 2013, proprio al termine della rappresentazione della sua Carmen». Per questo un altro titolo, Il Pipistrello, creato dal coreografo francese nel 1979, entra per la prima volta nel repertorio dell’Opera romana, con lo squisito allestimento del Teatro alla Scala. La sua storia, distribuita in due atti di tedio matrimoniale, di possibili tradimenti maschili nella vertigine sensuale di Maxim’s, e di astuzie muliebri, in grado di ricatturare il fuggiasco sposo, è adatta al brindisi di fine d’anno. Sulle note di Douglas Gamley e Johan Strauss Jr. e con gli ospiti Friedemann Vogel (étoile del Balletto di Stoccarda) e Maria Yakovleva (étoile al Balletto di Vienna) si volteggia a Capodanno e si replica sino all’8 gennaio.

In una completa Soirée Roland Petit, lontana nel tempo ma già prenotabile (8-13 settembre) sfileranno poi i “must” del metteur en danse di Villemomble, scomparso nel 2011: Carmen (1949), L’Arlésienne (1974) e Le Jeune Homme et la Mort (1946): tre balletti narrativi, tre storie d’amore dall’esito tragico e nell’ultima, simbolicamente inghiottita nelle brume della Noia di Sartre, danzerà ancora la direttrice, in veste di étoile. Garanzia degli allestimenti a firma Petit è la mano esperta del ricostruttore, Luigi Bonino: aiuterà a portare, in presumibile trionfo, anche Il pipistrello a Parigi, al Théâtre des Champs-Élysées.

Infine, tornerà Giselle, il balletto romantico per antonomasia nella versione di Patricia Ruanne (20-24 settembre) già in scena con successo nell’ottobre 2015. Grande orgoglio della direttrice è poter allestire questo balletto tanto noto, amato e difficile nella sua semplicità, senza ospiti esterni. La Abbagnato punta a creare una compagnia di gran livello, e per giungere più in fretta alla meta ha chiamato Benjamin Pech, già étoile dell’Opéra di Parigi, come maître de ballet e suo assistente alla direzione del Ballo. «Accompagnerò i danzatori romani (un’ottantina) nel loro lavoro quotidiano cercando di trasmettere il meglio della mia esperienza personale», ha dichiarato l’aitante Pech che ha dato l’addio alle scene parigine nel febbraio scorso. «La complicità con Eleonora mi permetterà di continuare l’ottimo lavoro già fatto e di potenziarlo, insieme allo staff artistico, per rendere la compagnia di balletto dell’Opera di Roma una delle più importanti sulla scena internazionale».

Naturalmente c’è da augurarsi che l’euforia di Pech sia contagiosa. In tempi di contrazione economiche per le Fondazioni musicali, il raggiungimento di sei titoli in cartellone - sei come al Teatro alla Scala - e la crescente affezione del pubblico, speculare alla crescita artistica dei sempre più giovani ballerini, lasciano sperare in un futuro senza (troppi) ostacoli. Abbagnato ha un ottimo rapporto con la Scuola di Ballo del suo Teatro, diretta da Laura Comi: la considera una fucina di talenti, e da li seleziona non solo gli allievi destinati a partecipare ai singoli balletti, ma anche i professionisti adatti ad entrare in compagnia. Punta al futuro come tutti i più sagaci direttori.

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