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Perdono da perdere
di Asif

A caval donato, non si guarda in bocca. Eppure, se la dentatura fosse marcia, e si decidesse, invece di voltarsi dall’altra parte e prorompere in ringraziamenti, di aguzzare l’olfatto -se proprio proprio spalancare le fauci e dare un’occhiatina non sta bene- per intercettare tracce di eventuale putridume orofaringeo, forse, non sarebbe un affronto tanto grave. E, anzi, si eviterebbero parecchie noie.

Con questa allegra premessa, affrontiamo Il Dono, programma del sabato sera di Rai 1, che vede, pensate un po’, individui sofferenti recapitare sofferenti cadeaux a sofferenti parenti/amici/ex fidanzati coi quali hanno interrotto bruscamente i rapporti ma dai quali reclamano un disperato perdono. Soffrendo.

C’è la madre che ha denunciato il figlio tossicodipendente per salvarlo dalla droga, che gli manda in dono il suo primo vestitino da neonato; il tale che vuole ritrovare l’amore perduto decenni prima e che sceglie di recapitare un disco di Gianni Morandi; il tizio che vuole scusarsi col tabaccaio che ha rapinato, cui spedisce un angelo in terracotta.

Ora, penserete: caspita che storie, che vicende incredibili, è proprio vero che il perdono è un concetto complesso, finanche indefinibile, perché implica una ponderazione e una quantificazione del torto subito che nessuno, se non forse il Padre Eterno, è in grado di stabilire con esattezza, e innesta dunque un circolo vizioso più intricato ancora del fatto scatenante ecc ecc.

Tenete a bada le vostre rapide meningi di fine estate e sappiate che le storie de Il Dono appartengono a due categorie: o si tratta di questioni autenticamente delicate, per le quali la presenza della tivù è quantomai inopportuna (come nel caso del ragazzo denunciato dalla madre, attualmente in isolamento, alle prese con la disintossicazione presso una comunità) o totalmente pretestuosa. Vi basti pensare non tanto al vecchietto nostalgico che si decide a cercare la sua bella con soli cinquant’anni di ritardo (non è una gran novità: siamo tempestati da amori geriatrici), ma alla vicenda del rapinatore, o meglio del finto rapinatore, anche detto Il Malvivente Più Cortese Ed Educato Della Storia, che in realtà non ha fatto niente di male, neanche il tempo di gridare “questa è una rap...” ed è già fuori dal locale, non ha preso un quattrino, non ha detto manco una parolaccia ed è corso subito a costituirsi.

Ancora vi sembrano storie potenzialmente godibili? Vi meritate la botta finale: a introdurle ci sono Paola Perego e Marco Liorni, anche detti “i sempre intensi”. Basta così, vero?

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