Editoriali
Più vicini alle passioni degli studenti
di Wendy Carlin
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I grandi assenti nei corsi di economia del primo anno di studi superiori sono i problemi che ha di fronte il mondo odierno – instabilità, sostenibilità ambientale, disuguaglianza, futuro del lavoro – e su cui la scienza economica può suggerire risposte adeguate di politica economica. Un nuovo testo interattivo disponibile gratuitamente su internet, usato per il corso del primo anno allo University College London, all’Università Humboldt di Berlino, all’Università di Siena e alla Toulouse School of Economics, aiuta a colmare questa lacuna. È il manuale creato dal progetto CORE, intitolato “L’economia”, accessibile gratuitamente in inglese all’indirizzo www.core-econ.org e disponibile in libreria in traduzione italiana a partire da marzo 2018.

Quali sono i problemi che appassionano i nostri studenti? Per scoprirlo, negli ultimi quattro anni abbiamo posto questa domanda in varie università del mondo: «Qual è il problema più pressante che gli economisti dovrebbero affrontare?». La nuvola di parole qui sotto mostra quello che hanno risposto gli studenti dell’Università Humboldt di Berlino. Le dimensioni di ogni parola sono proporzionali al numero di studenti che l’hanno citata.

Le nuvole di parole degli studenti di Sydney, Londra e Bogotà sono quasi identiche a quella degli studenti di Berlino (le potete vedere sul sito www.core-econ.org). Cosa ancora più significativa, nel 2016 abbiamo posto la stessa domanda ai nuovi assunti (in gran parte laureati in economia) della Banca d’Inghilterra, e hanno dato risposte molto simili. Tutte mettono l’accento sui cambiamenti climatici e i problemi ambientali, l’automazione e l’instabilità finanziaria.

È stata proprio la distanza tra i problemi economici che portano gli studenti nelle nostre aule e quanto loro insegniamo una delle motivazioni che hanno spinto un team internazionale di ricercatori a unire le forze nel progetto CORE, per creare un nuovo modo di insegnare l’economia.

L’altra motivazione è stata l’esigenza di inserire nei corsi introduttivi quello che sappiamo oggi sull’economia. L’impostazione dei corsi introduttivi di economia non riflette gli enormi progressi realizzati dalla scienza economica dopo il manuale di Samuelson del 1948, che stabilì il paradigma dominante nei decenni successivi. E sono questi progressi illustrati da Samuel Bowles – mettere insieme le intuizioni di Nash e Hayek con quelle di Marshall e Keynes – che definiscono un paradigma nuovo nella scienza economica.

La tabella qui a fianco mette a confronto i precetti di fondo del paradigma standard, nella presentazione fornita da Samuelson 1948, con quelli descritti dal CORE. Con «modello di riferimento» intendiamo la tesi standard proposta agli studenti. Agli studenti viene insegnato che le decisioni che prendono le imprese quando massimizzano i profitti conducono a risultati «socialmente ottimali». Problemi come i cambiamenti climatici globali sono trattati (quando vengono trattati) come eccezioni alla fine del libro, e questo trasmette agli studenti il segnale che hanno un’importanza marginale.

Il paradigma che emerge nella colonna di destra della tabella fornisce una visione alquanto diversa dell’economia, molto più in sintonia con le questioni sollevate dagli studenti e incentrata sui problemi che affronta la società.

Per fare un esempio, il paradigma standard ignora il concetto di potere, perché ipotizza informazioni complete e il loro corollario, i contratti completi. Un importante economista di metà Novecento, Abba Lerner, attribuiva il successo del paradigma standard a questo presupposto: «Una transazione è un problema politico risolto […] L’economia si è guadagnata il titolo di Regina delle Scienze Sociali scegliendo come proprio ambito i problemi politici risolti» (Lerner 1972)

Lerner proseguiva argomentando che il conflitto di interessi che esiste in ogni transazione è pienamente risolto in un contratto che sarà applicato dai tribunali, non dalle parti della transazione. Se insistiamo a utilizzare solo il modello concorrenziale standard, basato su contratti completi, non c’è spazio per la politica. Se il lavoratore non lavorasse con l’intensità concordata, semplicemente non verrebbe pagato. Il datore di lavoro non avrebbe bisogno di esercitare alcun potere sul dipendente, per esempio attraverso la minaccia di licenziarlo, perché il contratto sarebbe sufficiente di per sé a garantire l’esito necessario perché l’impresa possa realizzare profitti.

Se ipotizziamo un contratto di impiego completo, significa anche che il datore di lavoro non avrebbe nessun bisogno di preoccuparsi delle preferenze dell’aspirante dipendente, per esempio la sua etica del lavoro o il suo desiderio di passare la giornata messaggiando con gli amici. Un risultato di queste e altre ipotesi del vecchio modello di riferimento era che gli economisti potevano ipotizzare che «la Regina delle Scienze Sociali» fosse in grado di regnare in solitudine, ignorando le indicazioni fornite dalla storia e dalle altre scienze sociali.

Il corso introduttivo di un anno del CORE prepara gli studenti per uno studio più approfondito dell’economia?

Allo University College London viene insegnato da me e da Antonio Cabrales, a Sciences Po da Yann Algan e alla Toulouse School of Economics da Christian Gollier. Allo University College London, per i corsi del secondo anno (che seguono il modello standard invariato) abbiamo confrontato i risultati degli esami degli studenti che hanno seguito il corso CORE e di quelli (degli anni precedenti) che non l’avevano seguito. Negli insegnamenti di livello intermedio di micro e macroeconomia, gli studenti che hanno seguito il corso CORE hanno ottenuto risultati sensibilmente migliori dei loro colleghi. Non è certo l’unico modo per valutare il nuovo programma di studi, me è un dato incoraggiante. La nostra interpretazione è che gli studenti che hanno seguito il CORE si sentono più coinvolti dallo studio dell’economia e più desiderosi di approfondirlo.

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