Interventi
I valori che nascono dalle diversità
di Luigi Paro
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Le scelte relative alla localizzazione dei centri decisionali delle grandi aziende e delle istituzioni tengono sempre più conto della capacità di attrazione di adeguate figure manageriali e professionali (a vari livelli di seniority) e del sistema di welfare e well being che si trova in loco. Figure manageriali e professionali che necessariamente non potranno essere tutte già presenti nella città in cui si andrà a stabilire l'azienda/istituzione; si dovrà a monte prevedere un adeguato sistema di accoglienza dei manager e dei loro nuclei familiari provenienti da altre città e, sempre più, da altri Paesi. Per essere vincenti dovranno quindi essere offerti non solo adeguati sistemi di trasporto, sanità, tempo libero, ma anche strutture scolastiche, universitarie e di ricerca moderne e possibilmente all'avanguardia, una ricettività residenziale che tenga nel dovuto conto delle esigenze abitative tipiche di una società moderna (verde, sicurezza, integrazione con le altre componenti della vita sociale) e la capacità di accogliere al meglio le competenze professionali di chi si trasferirà con il manager. Il tutto nell'assoluto rispetto delle diversità, valorizzando appieno le specificità di ognuno, favorendone la rapida, efficace e felice integrazione. Volutamente qui usiamo il plurale (le diversità): non intendiamo infatti solo la diversità di genere nelle sue varie accezioni, ma anche la provenienza geografica, l'estrazione culturale, la religione.
In questo ambito si inserisce la possibile prospettiva di accogliere la sede dell'EMA a Milano. Come rappresentanti dell'industria dell'executive search che cura la scelta e l'inserimento di manager e professionisti in strutture complesse, tipicamente multi-nazionali o sovra-nazionali, noi siamo convinti che Milano sia la scelta giusta per l'Ema e l'Ema sia la scelta giusta per Milano. È uno di quei rari casi in cui gli interessi delle due parti (istituzione e città) convergono appieno.
Da un lato l'arrivo dell'Ema sarebbe per Milano una chiara conferma della sua vocazione sempre più europea, e del fatto che l'Expo non è stata una eccezione, ma una tappa rilevante dello sviluppo del territorio di Milano e della Lombardia. Significherebbe accogliere non solo i circa 900 dipendenti dell'Agenzia, gli oltre 500 figli in età scolare e gli altri componenti del nucleo familiare, ma anche i 3.600 esperti che ogni anno visitano l'Ema e le migliaia di manager e professionisti delle aziende farmaceutiche e dell'indotto che si verrebbero a stabilire in città o nelle zone limitrofe.
Dall'altro lato per i dipendenti dell'Agenzia significherà sperimentare una città in continua evoluzione e trasformazione che non si limita ad attrarre intelligenze, capacità professionali e manodopera da altre parti d'Italia, ma che negli ultimi 15 anni ha dato mostra di sapere accogliere e valorizzare capacità manageriali, professionali e tecniche provenienti da altri Paesi. Questo varrà anche per i partner dei dipendenti Ema che, come ha di recente ricordato Enzo Moavero Milanesi, potranno trarre beneficio dal mercato di lavoro lombardo che è tra i più dinamici d'Europa, in particolare per quanto attiene profili manageriali di alto livello. Il mercato manageriale milanese e lombardo non potrà che giovarsi di un'importante iniezione di professionalità evolute caratterizzate da una chiara matrice internazionale.
Il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane è da tempo molto attivo e chiaramente al centro dell'agenda strategica delle Pmi, di cui è particolarmente ricco il tessuto economico del nostro Paese. Il settore farmaceutico e dell'industria Biotech è particolarmente vivace in termini di ampliamento del proprio perimetro in Europa e negli altri continenti, come dimostrato da alcuni dei maggiori gruppi nazionali e dall'attenzione che a questo settore stanno dedicando da tempo i principali fondi di Venture Capital e Private Equity.
In questo frangente scegliere Milano come prossima sede di Ema rappresenterebbe un'ottima opportunità di prestigio per l'Italia che, da un lato avrebbe modo di dimostrare le proprie competenze e il proprio valore e, dall'altro, rinforzerebbe la propria posizione di Paese che supporta la spinta europeista.

Luigi Paro è amministratore delegato di Spencer Stuart Italia

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