Mercato dell'arte
Cosmoscow trampolino culturale in un mercato autarchico
di Nicola Zanella
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Dal 6 al 10 settembre è andata in scena a Mosca la quinta edizione di Cosmoscow , la fiera si è tenuta presso Gostiny Dvor, una location prestigiosa a 500 metri dalla piazza Rossa e di fronte ai grandi magazzini GUM, tempio del lusso moscovita, posizione strategica visto il target di interesse. Le gallerie partecipanti sono state 45 nella sezione principale, sei nella sezione frame e un piccolo focus nazionale dedicato a tre gallerie belghe! La grande maggioranza delle gallerie sono russe con qualche sporadica presenza dalle repubbliche baltiche, Georgia e Polonia: 19.000 i visitatori; 3.000 nella frizzante Preview su invito del giovedì sera, di cui un numero imprecisato, arrivato in Rolls Royce.
Nonostante nel suo insieme la proposta generale della fiera avesse una vocazione piuttosto commerciale, con alcune gallerie forse non all'altezza, non sono mancati allestimenti interessanti con molte opere concettuali ed anche proposte che affrontavano questioni politiche. L'obbligo intelligente imposto dalla fiera alle gallerie di proporre al massimo due artisti a stand ha tenuto a bada l'inclinazione nazionale alla sovrabbondanza, rendendo l'insieme di piacevole fruizione.
In prima fila appena dopo l'entrata della fiera, la galleria estone Temnikova&Kasela , forse anche la più conosciuta alle nostre longitudini (varie presenze sia ad Artissima che a Liste ). Olga Temnikova, la co-proprietaria ha affermato di essere molto contenta delle vendite, ha proposto uno duo show tra l'artista estone Jaan Toomik e la russa Olga Chermnisheva, ha venduto opere dai 1.200 ai 22.000 euro a collezionisti russi. La galleria estone è alla sua quarta partecipazione a Mosca e sicuramente tra i galleristi stranieri presenti è quella con maggior cognizione di causa nel motivare la sua presenza e con il miglior network in città. Temnikova, molto lucida a livello strategico, è conscia che una giovane galleria deve esplorare mercati emergenti e quello più logico per lei non può che essere il mercato russo, Mosca è ad un'ora di volo da Tallin. Inoltre essendo difficile trovare collezionisti russi nelle fiere internazionali è indispensabili cercarli in loco, se Maometto… In un gioco delle parti dirimpettaia alla rampante galleria estone, c'è la moscovita XL , fondata nel 1993, unica galleria russa ad aver mai calcato i palcoscenici internazionali, da Art Basel a Frieze . Il proprietario Sergey Khripun, molto considerato in patria da alcuni anni dice di aver rinunciato alle fiere estere per i costi troppo alti di trasporto ed esportazione; spera quindi in Cosmoscow per rinverdire il suo network internazionale. Attese le sue, in parte soddisfatte in questa edizione. Tra i corridoi di Cosmoscow erano presenti alcuni collezionisti belgi e francesi oltre a quelli di varie repubbliche ex sovietiche. Più numerose le delegazioni dal Qatar e dalla Svizzera a seguito dei due sponsor principali, Qatar Airways e Credit Suisse , partner importanti per la fiera e in cui specchiarsi con orgoglio a livello di comunicazione. E.. sintomatico a livello geopolitico di quali stati si stanno avvantaggiando dell'embargo occidentale verso la Russia.
In una fiera comunque fortemente contemporanea, con largo spazio ad artisti emergenti, in pochi stand c'erano richieste superiori ai 50.000 euro e alcune delle opere più interessanti, decisamente sotto questa cifra: una fotografia di Joanna Pietrowska, in edizione di sette nella galleria di Dawid Radziszewski era poposta a 3.500 euro, la poetica installazione del giovane artista russo Sergey Rozhin in vendita alla galleria One Monev Gallery di Sofia a 16.000 euro (selezionata in fiera per una collettiva al Van Abbe Museum di Eindhoven) e le opere in cui ossessiva ricorreva la scritta CCCP dell'artista Moldavo Leonid Rotar, rimando sarcastico ma anche vagamente nostalgico all'URSS, in vendita nella galleria moscovita Alvitr Gallery con prezzi dai 6.000 ai 15.000 euro. Lo stesso proprietario di Alvitr dà uno spaccato sul mercato per l'arte concettuale in Russia, che definisce ancora piuttosto acerbo anche se in crescita.
Infine, successo di vendite per l'unico artista italiano esposto, Ricccardo Murelli, ormai di casa a Mosca, le sue opere sia scultoree che bidimensionali in vendita nella galleria RuArts con prezzi dai 6.000 ai 20.000 euro, sono state quasi tutte vendute fin dall'opening .
Resta comunque difficile valutare il valore economico delle opere in un mercato così autarchico come quello russo, in cui i prezzi sembrano spesso ingiustificabili se giudicati coi nostri parametri e che difficilmente reggerebbero in un mercato internazionale.

Il ruolo della fiera. Più interessante è capire cos'è Cosmoscow e il ruolo anche culturale che si sta ritagliando in patria. Cosmoscow è la creatura di un'appassionata mecenate e collezionista, Margarita Pushkina che vuole valorizzare l'arte contemporanea a Mosca, costruire un mercato ed una cultura: alzare lo standard generale! Pushkina ha costruito intorno alla fiera una serie di iniziative delle quali la più strategica è il Cosmoscow CLUB, che riunisce collezionisti e, soprattutto, potenziali tali ed è attivo con varie iniziative durante l'anno, tra cui la visita a fiere estere e vuole sensibilizzare un target ad alto potere acquisitivo al valore dell'arte contemporanea. Attorno alla fiera è nata un bozza di art-week moscovita: spaziale la retrospettiva su Ilya ed Emilia Kabakov “Not everyone will be taken into the future” nello spazio pubblico New Tretyakov Gallery , terza tappa dopo la Tate e l' Ermitage . Una mostra completa con opere che ben raccontano il percorso degli artisti. Come prima opera all'entrata, quasi fosse un'insegna pubblicitaria, “Beetle” un dipinto dell'82, emblematico soprattutto per essere stato comprato da Roman Abramovich ad un'asta da Phillips per quasi tre milioni di sterline nel 2008. Un messaggio neanche troppo subliminale rivolto agli ancora numerosi billioners locali, anche l'arte può essere business e status symbol. Encomiabile comunque l'impegno di Pushkina, avvistata continuamente tra gli stand, nell'intento di far comprare oligarchi vari in un'estenuante opera di convincimento che investire in arte contemporanea ha più senso che comprare la settima Maybach. Un senso di responsabilità che gli espositori le riconoscono, unanimi.
In quest'opera di evoluzione culturale prima ancora che artistica, ha un ruolo cruciale anche una collezionista italiana, che siede tra l'altro nel Collector's Board di Cosmoscow, Teresa Mavica. Mavica è la direttrice della fondazione V-A-C, costituita dall'imprenditore russo Leonid Mikhelson nel 2009 . La fondazione svolge varie attività per promuovere e sviluppare in maniera multidisciplinare l'arte contemporanea russa, ha un'importante collezione con opere che vanno da Wassily Kandisky a Hito Steyerl, una sede veneziana a Palazzo delle zattere e una in preparazione a Mosca , una sede di 20.000 metri quadrati ridisegnati da Renzo Piano che promettono di diventare un centro nevralgico per l'arte contemporanea a Mosca. Teresa Mavica non ha comunque lesinato il suo contributo anche economico a Cosmoscow acquisendo per la sua collezione privata un'opera di Joanna Pietrowska e una del duo polacco-iraniano Slavs and Tatars.

12 SETTEMBRE 2018
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