Mercato dell'arte
Artland, l’app che rende l'acquisto d'arte più accessibile
di Nicola Zanella
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Dal 30 agosto al 2 settembre si sono svolte a Copenaghen due fiere di arte contemporanea, Chart riservata a gallerie scandinave established e Code aperta a gallerie internazionali abbastanza focalizzata su realtà emergenti. E poi è emersa chiara la presenza di una terza entità, una sorta di meta fiera, che in un certo qual modo accomuna e sicuramente influenza le altre due: Artland .
Artland è una app disponibile su Ios e Android che ha il fine di mettere in contatto gallerie e collezionisti, dando visibilità e opportunità di vendita alle prime, ed uno strumento di ricerca oltre che di archiviazione digitale delle proprie opere per i secondi, “un Artsy Made in Denmark” con alcune funzioni peculiari come la possibilità di rendere iperrealistici sia le gallerie che gli stand fieristici, fruibili comodamente online.

Artland è stato fondata due anni fa, dai fratelli Jeppe e Matis Curth, quest'ultimo mentre era studente in un master universitario di ingegneria ha trovato due collezionisti d'arte pronti a investire nell'app che aveva progettato alla Aarlborg University. L'idea era di creare un mercato sociale in cui i collezionisti d'arte potessero connettersi tra di loro e con le gallerie.
L'investimento iniziale è stato di circa 3mila dollari. Al momento, come dichiarato dallo stesso Matis Curth, è arrivato a superare i 2 milioni di dollari grazie alla capacità di attrarre diversi investitori come Nygaard Seed Invest , il collezionista Jens Peter Brask, il campione della pallamano Mikkel Hansen, il noto musicista e cantautore Shaka Loveless, tra gli altri.
I collezionisti (o almeno i presunti collezionisti) iscritti ad Artland sono circa 25.000, 100 le gallerie, un ratio quanto meno invidiabile, mentre i primi si possono iscrivere gratuitamente, le gallerie hanno, invece, una fee a partire da 90 euro mensili circa.
Nello staff di Artland, che conta 20 persone, c'è tra gli altri, un collezionista trentenne danese, Claus Busch Risving , che può contare su più di 29mila follower in instagram (un numero invidiabile, da top gallery per intendersi) dove è attivissimo e svolge un ruolo di Ambassador per la piattaforma sfruttando la sua onnipresenza online e nei corridoi delle fiere estere. Durante il weekend fieristico di Copenaghen ad esempio ha comprato un lavoro di Hanna Epstein (proposta con prezzi dai 1.000 ai 3.000 euro) in vendita dalla galleria Steve Turner di Los Angeles, galleria iscritta ad Artland.
Ed ecco servita la “meta-fiera”, citata all'inizio, è formata appunto dalla decina di gallerie presenti a Chart e dalla ventina presenti a Code (tra cui l'italiana A+B di Brescia) iscritte ad Artland che hanno potuto usufruire in maniera privilegiata del network della piattaforma per una volta anche fisicamente, importante vantaggio competitivo nella sovraffollata giungla fieristica.
Se Artland riuscirà a diventare un player di rilevanza davvero globale, ad avvantaggiarsi saranno in primis Copenaghen e le sue fiere, che potrebbero ritagliarsi un ruolo di centralità nel sistema dell'arte, al momento sconosciuto!
E a Milano e in Italia esistono realtà tecnologiche che se trovassero gli investitori giusti potrebbero crescere fino a diventare un volano per lo sviluppo del sistema del contemporaneo nazionale? Qualcosa già c’è come ad esempio, il sistema di archiviazione Archeto collegata alla società multiservizi Artbag o quello di Made in Italy, Artshell, oppure la piattaforma di crowdfunding BeArt, costola della società che gestisce Trust BeAdvisor. Quanto meno è ciò che ci si dovrebbe augurare.

11 SETTEMBRE 2018
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