Economia e Beni culturali
Bologna, il 74% dei visitatori attratto dalla città per una motivazione culturale
di Silvia Anna Barrilà
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Cultura motore del benessere. La creatività è alla base della ricerca e dello sviluppo industriale e tecnologico. La cultura è la piattaforma della coesione sociale e, infine, il welfare culturale rappresenta una via per la riduzione dei costi sanitari: si contrae del 5% il tasso di ospedalizzazione lì dove l’attività culturale è più presente, soprattutto, tra le fasce di popolazione più anziana. Lo spiega chiaramente Pier Luigi Sacco , professore di Economia della cultura dell’Università Iulm di Milano: “Dobbiamo smettere di credere che la cultura sia un’isola o pensare che il suo valore economico sia quantificabile solo negli effetti diretti e indiretti del suo indotto. Gli studi internazionali e nazionali ci dimostrano il contrario: gli effetti sociali, l’efficacia sulla capacità d’innovazione e sulle start up e le ricadute sulla spesa sanitaria sono significativi”.

Con la cultura non solo si mangia, ma si vive meglio con importanti risparmi per la spesa nel welfare. Manca, però, spesso la capacità di monitorare e analizzare gli effetti dell’azione culturale sul territorio. Sarebbe necessario un piano nazionale di analisi per macro aree promosso dai ministeri competenti, non solo  Mibact ma anche Sviluppo economico, Sanità, Economia, Lavoro e Istruzione. “Una sorta di Cipe per la cultura” rilancia il professor Sacco.

Bologna apripista. Intanto la città delle due torri fa da apripista sedendo la tavolo del dibattito l’assessore al Bilancio Davide Conte insieme a Fabio Alberto Roversi Monaco, presidente Genus Bononiae, Piero Gnudi, presidente Nomisma, Franco Boni, presidente BolognaFiere , Angela Vettese, direttore artistico di Arte Fiera , il prof Sacco, Claudio Bocci, direttore di Federculture , e Michele Lanzinger direttore del Muse di Trento, per discutere di sviluppo e cultura nella presentazione dei risultati dello studio: “L’Impatto economico degli investimenti in cultura. Il caso Bologna” svolto da Nomisma per Genus Bononiae , presentato sabato 28 gennaio a Palazzo Pepoli . Il rapporto fotografa i flussi di visita  alla città con l’offerta culturale e i relativi effetti economici. Il 72% dei visitatori soddisfatti dell’esperienza culturale vissuta a Bologna tornerà in città nei prossimi tre anni.

Cultura asset del paese. “La cultura è un asset fondamentale dell’economia del nostro Paese: nel 2015 ha prodotto un valore aggiunto di 89,7 miliardi di euro (6,1% del Pil nazionale), con il coinvolgimento di 1,5 miliardi di occupati. In questo contesto Bologna entra nella classifica delle prime 10 province che maggiormente contribuiscono alla creazione di valore aggiunto.

A Bologna si deve, infatti, il 7,1% del valore totale generato dal sistema cultura. Importante anche la quota di occupazione culturale: 7,6% degli occupati nei diversi settori culturali” ha spiegato Silvia Zucconi, responsabile market intelligence e consumer insight di Nomisma.

In questa filiera, il patrimonio storico-artistico - musei, biblioteche, archivi, luoghi e monumenti - e l’insieme delle rappresentazioni artistiche, convegni e fiere a sfondo culturale, hanno un ruolo importante: insieme rappresentano il 18% del valore aggiunto direttamente imputabile alla produzione culturale (9,9 miliardi). Ma l’importanza del patrimonio artistico, di musei e mostre, trova ulteriore rilevanza se si si considera il turismo: il 37,5% della spesa turistica totale italiana è, infatti, attivata dall’industria culturale.

Cultura e turismo. Non stupiscono dunque i trend positivi associati al turismo culturale del nostro Paese: 38,5 milioni degli arrivi (36% del totale Italia) sono stati registrati in località storico-artistiche, con un incremento negli ultimi cinque anni del +18%. A fruire maggiormente del patrimonio culturale italiano sono stati gli stranieri. Se infatti, dal 2010 al 2015, i turisti italiani nelle città d’arte sono cresciuti del +10% i turisti stranieri – durante lo stesso periodo – sono aumentati del +23%. I dati emersi dallo studio “L’impatto economico degli investimenti in cultura. Il caso Bologna” curato da Nomisma per Genus Bononiae sono incoraggianti.

Visite ai musei. A testimonianza dell’attrattività che esercita la cultura arrivano anche i numeri dei musei: nel 2016 si sono registrati 44,4 milioni di ingressi (+4% rispetto al 2015), con incassi superiori ai 172 milioni di euro (+12% rispetto al 2015).

Questo trend positivo trova giustificazione nella capacità attrattiva generata dall’indiscutibile ricchezza del patrimonio storico italiano e dal fermento che sempre più sta interessando le attività culturali. Vi è quindi la necessità e la volontà di far conoscere maggiormente, di comunicare e valorizzare in maniera efficace ed efficiente, il patrimonio culturale italiano.

In questo scenario è in atto una vera e propria rivoluzione nell'approccio tra istituzioni museali e fruitori in cui è sempre più preponderante l’utilizzo di social media come strumento di comunicazione. Nomisma sui dati Travel Appeal – strumento informativo che fa il tracking della percezione online sul mondo travel - evidenzia come nel 2016 sono aumentate le pubblicazioni di contenuti sia da parte dei visitatori (giugno-settembre 2016 +12% rispetto ai cinque mesi precedenti) sia dei gestori dei Musei (+156,5% nel 2016). Un processo di innovazione grazie al quale è possibile raggiungere un pubblico potenziale sempre più vasto nel quale però non mancano le difficoltà: siti web non compatibili con dispositivi mobile (50%) o un basso tasso di risposta alle recensioni (2% dei responsabili dei musei rispondono alle recensioni su TripAdvisor). Il superamento di tali limiti permetterebbe una maggior conoscenza e dunque fruizione del patrimonio culturale.

Lo studio condotto da Nomisma – che ha previsto il coinvolgimento di quasi 2.450 rispondenti tra i principali interlocutori e fruitori della città di Bologna (popolazione residente, imprese del territorio, visitatori dei siti del polo museale Genus Bononiae, stakeholder) – presenta evidenze non lontane da quelle individuate nel quadro generale italiano. L’attività di ricerca di Nomisma, in particolare, si è proposta di sviluppare uno strumento di analisi in grado di identificare l’attuale modello evocativo associato alla città, di individuare il ruolo di attrattività della proposta culturale di Bologna e di misurare il contributo generato in termini di crescita socio-culturale ed economica dall’offerta museale del polo Genus Bononiae per il territorio.

“Bologna è una città ricca di cultura”: è questa la definizione che il 96% delle imprese, il 95% dei turisti ed escursionisti e il 93% della popolazione residente associa alla città, spiega Zucconi di Nomisma. Non solo la percezione di Bologna è connessa a una dimensione culturale, ma la cultura è anche la prima motivazione di visita della città: ad affermarlo sono il 74% dei turisti e degli escursionisti e il 91% degli utenti del percorso Genus Bononiae che indicano la cultura come criterio determinante nella scelta di visitare la città.

Anche elementi distintivi della città di Bologna sono legati alla cultura: monumenti (Due Torri, Piazza Maggiore, San Petronio,…), musei, mostre ed eventi culturali sono i fattori che meglio rappresentano la Brand Identity di Bologna (indicati dal 77% degli utenti di Genus Bononiae, dall’82% dei turisti/escursionisti); seguono tra i fattori rappresentativi l’Università (citata dal 64% della popolazione) e la tradizione culinaria (57% imprese del territorio).

La cultura non è solo fattore distintivo, ma anche di attrazione: un visitatore su quattro viene a Bologna principalmente per la sua proposta culturale – ma l’interesse per il patrimonio artistico-museale della città coinvolge un target molto più ampio – tanto è vero che – una volta in città il 61% di turisti ed escursionisti ha visitato almeno un museo. E l’interesse per la cultura appassiona anche la popolazione residente: il 92% dei cittadini dichiara di aver visitato almeno un museo o una mostra presenti in città.

La cultura è un asset fondamentale della destinazione Bologna poiché rappresenta un motivo di ampio gradimento. I visitatori di mostre e musei manifestano infatti forte soddisfazione per l’esperienza culturale vissuta a Bologna. Rispetto alla visita fatta ai musei della città il 97% dei bolognesi e il 94% dei turisti/escursionisti si dichiara soddisfatto. Il 72% dei visitatori soddisfatti dell’esperienza culturale vissuta a Bologna dichiara che, nei prossimi 3 anni, tornerà in città con una probabilità superiore all’80%.

Offerta e partecipazione. L’offerta culturale della città rappresenta inoltre un propulsore per il miglioramento della qualità della vita (lo pensa l’82% della popolazione e l’84% delle imprese); per l’87% dei bolognesi e l’85% delle imprese la presenza dei musei ne è fattore determinante. Il patrimonio culturale di Bologna gioca quindi un ruolo importante anche nel rafforzare l’identità dei cittadini e della città generando un processo di coinvolgimento attivo della popolazione. L’87% dei bolognesi afferma di essere disposto a sostenere i progetti culturali della città svolgendo attività di volontariato, il 75% con donazione del 5xmille/2xmille e il 74% con altre donazioni liberali secondo le proprie disponibilità. In relazione all’impatto economico generato dall’offerta culturale bolognese quel che emerge è un riconoscimento da parte di residenti (84%) e aziende (82%) del ruolo attivo che musei, mostre ed eventi culturali hanno nell’arricchire economicamente la città di Bologna.

Volano per le imprese. Nello specifico, le imprese che operano nei settori del commercio, dei pubblici esercizi e della ricettività vedono gli eventi culturali della città come uno dei principali motori dell’economia bolognese. Musei e mostre (56%), unitamente a fiere e congressi (63%) rappresentano i vettori principali della crescita economica in città. Per tali filiere, la presenza dei musei e mostre ha ricadute positive sia sul numero di clienti serviti che sul fatturato (oltre il 70% delle imprese rileva una forte capacità di attivazione economica). Nei giorni in cui ci sono eventi culturali in città, il 57% delle imprese registra un aumento nel giro di affari superiore al 5%.

In tale scenario il polo museale Genus Bononiae ha un ruolo determinante nella definizione della proposta culturale della città: la survey Nomisma rileva, infatti, che un utente su tre viene a Bologna esclusivamente per visitare la proposta espositiva del percorso Genus Bononiae. Il forte interesse per la proposta di Genus Bononiae è sancita anche dal numero di visitatori del percorso museale: nel 2016 i visitatori sono saliti a 283mila, con una crescita significativa rispetto al 2015 (+61%).

Non stupisce quindi come l’impatto economico complessivo (diretto ed indiretto) riconducibile alla presenza di Genus Bononiae sia stato nel 2016 superiore a 33 milioni di euro (0,1% del Pil di Bologna). La cultura in città ha sul resto dell’economia un effetto moltiplicatore pari a 2,2: in altri termini, per ogni euro prodotto dalla cultura, se ne attivano 2,2 in altri settori (fornitori a monte e a valle collegati alle attività culturali, commercio, turismo, pubblici esercizi).

Dall’indagine risulta evidente come la cultura - in tutte le sue forme e manifestazioni – non sia solo l’icona della città, ma sia un volano per lo sviluppo sociale, urbanistico ed economico del territorio. Se, dunque, la cultura è l’elemento distintivo di Bologna, la sua natura di attivatore sociale ed economico è il tratto peculiare del patrimonio storico-artistico della città.

La survey Nomisma. Come sottolinea Silvia Zucconi di Nomisma: “Nomisma ha realizzato 2400 interviste - coinvolgendo turisti, escursionisti, visitatori di mostre/musei, popolazione residente, imprese – che in modo chiaro riflettono come la città di Bologna abbia uno spirito identitario molto forte. “Bologna è cultura” e la sua brand image è trasmessa soprattutto da tre icone: monumenti e portici, proposta di musei e mostre, università. Ma la cultura non contribuisce solo a connotare la nostra città, è anche un asset socio-economico che genera sviluppo. Il polo museale Genus Bononiae è in questo senso una case history: nel 2016, tramite la sua proposta museale ed espositiva ha generato un indotto – diretto ed indiretto – di oltre 33 milioni di euro, producendo un effetto moltiplicatore pari a 2,2. Ciò significa che per ogni euro prodotto da Genus Bononiae se ne sono attivati altri 2,2 nei vari settori connessi. Ma il ruolo di attivazione generato dalla cultura non è solamente di stampo economico. Nelle nostre valutazioni, infatti, non possono essere trascurati gli effetti intangibili – miglioramento della qualità della vita e dell’urbanistica, creazione di capitale umano e sociale – generati dall’offerta culturale e che concorrono a migliorare la qualità sociale della comunità. La survey Nomisma evidenzia, dunque, l’importanza dell’investimento in cultura quale volano per lo sviluppo economico e sociale del territorio”.

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