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Il codice Gattuso: le dodici regole del Ringhio nazionale
di Massimo Donaddio

Non è solo un calciatore amatissimo dai tifosi e ammirato da compagni e avversari. Gennaro Ivan Gattuso, detto "Ringhio", ormai è un vero e proprio fenomeno mediatico. Non passa momento in cui la tv non trasmetta un suo spot pubblicitario, tanto da renderlo così familiare a tutti gli italiani che anche chi non conosce il calcio lo ha perfettamente presente. Sarà per una forma di simpatia innata, o per questo suo sembrare alla portata di tutti – un volto che può ricordarci l'amico, il vicino di casa, il collega che incontriamo al lavoro, un viso e un'espressione così lontana dal divismo di alcuni campioni del calcio – ma, insomma, il personaggio-Gattuso va davvero forte. È il simbolo – e lui ne è perfettamente consapevole – dell'italiano "mediano" e vincente, di colui che, lavorando duro e non mollando mai, ce l'ha fatta, fino a diventare due volte campione del mondo (in Nazionale e per club). Gattuso, da qualche tempo, si è scoperto anche scrittore, prima con una sorta di autobiografia dal titolo Se uno nasce quadrato non muore tondo, ora con un secondo libro dal titolo curioso e invitante – Il codice Gattuso – una sorta di compendio di regole calcistiche e non solo, dettate da quell'icona della cultura popolare che è diventato il nostro Rino. Significativa la dedica: "A tutti quelli che si rivedono in me, perchè io sono uno di loro", degna di un eroe popolare (ma sempre con i piedi per terra), come è nello stile del personaggio. Il libro mescola aneddoti di vita vissuta in campo, nello spogliatoio, insieme a ricordi della vita di Rino in Calabria o in Scozia (quando, appena diciannovenne, andò a giocare con i Glasgow Rangers), riorganizzati in dodici capitoletti introdotti da un titolo in calabrese stretto (il dialetto della nativa Schiavonea), che funge da motto di saggezza del campione: l'allenamento 'un se sarta, nemmen se c'è 'u terremot (l'allenamento non si salta nemmeno se c'è il terremoto) oppure l'abbt 'un fa ra priàut, re scarp 'un fann 'u jocatur (l'abito non fa il monaco, la scarpa non fa il calciatore) o ancora una massima del tipo 'u patuto sa cchiù 'i ru saputo (chi ha patito sa più di chi pensa di sapere tutto). Leggere e divertenti le pagine di Rino, ricche di simpatia e di ricordi di personaggi di tutti i tipi, dal primo allenatore sulla sassosa spiaggia di Calabria, Mastro Totonno, a campioni come Maldini, Costacurta, Pippo Inzaghi, compagni e avversari di un Milan formato mondiale. Dietro le pagine, emerge la filosofia di gioco e di vita di Gattuso, fatta di corsa, di fatica, di grinta, di determinazione, di costanza, di miglioramenti continui. Anche se un duro allenamento non basta, dice il filosofo Ringhio: «Per giocare a calcio non bastano due polmoni così. Ci vogliono anche altre due cose, così…». Tra tanta saggezza, c'è anche, nelle pagine di Gattuso, il riconoscimento che 'u pallùn ghe tutt 'n equilibri ca sta supra 'a paccìa (il calcio è tutto un equilibrio sopra la follia), ragion per cui – avverte ancora il nostro - non bisogna dimenticare, se non si vuole restare con un pugno di mosche, che, anche per un calciatore 'a chepa è cchiù mportant 'i ri gamm (la testa è più importante delle gambe). Il codice Gattuso Le dodici regole di Gennaro Ivan Gattuso Rizzoli, pagg. 134, 15 euro

5 maggio 2008
5 MAGGIO 2008
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